Ranieri lascia la Roma, la proprietà sceglie Gasperini: addio anticipato per il senior advisor
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Redazione Sport
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Non hanno retto, le false promesse di una tregua che molti davano per scontata dopo le schermaglie pubbliche delle ultime settimane, e a pagarne le spese – ancora una volta – è la scrivania dirigenziale di Trigoria. Pochi mesi dopo l’avvio di un nuovo progetto che nelle intenzioni dei Friedkin sarebbe dovuto durare almeno un triennio, è già tempo di un’altra, inevitabile rivoluzione. Claudio Ranieri, che era tornato nella capitale nel novembre del 2024 per sedare un altro incendio in panchina, ha risolto consensualmente in anticipo il rapporto da senior advisor del club giallorosso; un incarico, questo, che gli era stato affidato nell’estate del 2025 -4 e che doveva rappresentare il traghettamento verso l’era del centenario, ma che si è infranto contro lo scoglio, evidentemente troppo duro, del carattere di Gian Piero Gasperini.
La situazione, come spesso accade in questi casi, era precipitata nella notte italiana tra mercoledì e giovedì, quando i proprietari americani – rappresentati sul posto dal consulente di fiducia Shipley – hanno preso la decisione unilaterale di interrompere il rapporto. Non sono servite le rassicurazioni pubbliche rilasciate da Ranieri nemmeno poche ore prima della doccia fredda, quando, durante la cerimonia del “Premio Città di Roma” al Coni, aveva predicato calma e compattezza con il consueto “Forza Roma”. Nelle pieghe del comunicato che gli avvocati stanno limando in queste ore, si parlerà ovviamente di separazione consensuale per salvare le apparenze, ma la realtà è che la proprietà ha preso le parti dell’attuale tecnico, affidandogli di fatto i pieni poteri per la ricostruzione del prossimo futuro.
La vittoria di Gasperini e il crollo del “garante”
A conti fatti, ha vinto lui, Gian Piero. L’allenatore di Grugliasco, forte di un contratto lungo che lo lega ai Friedkin fino al 2028 -4, ha avuto la meglio sul “Sir” che la stessa società aveva indicato come figura apicale insostituibile solo dieci mesi fa. Il nodo della discordia, mai realmente sciolto, era la visione differente della gestione tecnica: da un lato Ranieri, che nelle interviste precedenti alla sfida con il Pisa aveva rivendicato la bontà delle scelte di mercato (“Tutti gli acquisti sono stati condivisi con l’allenatore”), e dall’altro Gasperini, che non ha mai digerito l’ingerenza né lo scetticismo mostrato dall’advisor sulla piazza, arrivando a parlare di “teatrino” indegno per i tifosi. I Friedkin, dopo aver tentato invano di ricucire lo strappo, hanno scelto quindi di assecondare le richieste del tecnico, probabilmente consapevoli che fosse più semplice sostituire un consulente (per quanto illustre) che un allenatore sul quale hanno puntato per il nuovo ciclo.
Non solo Ranieri, però. La scelta della proprietà di assecondare Gasperini apre le porte a un effetto domino che travolgerà l’intera area tecnica. Frederic Massara, il direttore sportivo portato a Roma proprio sotto l’egida di Ranieri, è considerato ormai in piena uscita. Il rapporto tra Massara e Gasperini è stato costellato da incomprensioni sin dal calciomercato estivo: ritardi nelle trattative, mancati rinnovi (come quello per Celik) e divergenze sui profili da acquistare hanno minato alla base la fiducia. Venuto meno lo scudo del senior advisor, la posizione del dirigente appare insostenibile, e lo stesso dicasi per gran parte dello staff medico e dei preparatori, tutti uomini che facevano capo a Ranieri e che il tecnico avrebbe voluto vedere allontanati già da tempo.
Le manovre di mercato e il domino dirigenziale
Con Ranieri ufficialmente alla porta e Massara in caduta libera, il pensiero dei Friedkin corre già alla sostituzione. Negli ambienti capitolini, e non solo, si rincorre il nome di Cristiano Giuntoli come possibile nuovo direttore sportivo. L’ex dirigente di Napoli e Juventus, attualmente libero sul mercato dopo l’esperienza torinese, gode della stima della proprietà americana e, fatto non secondario, sarebbe gradito anche a Gasperini, che con lui non avrebbe mai avuto i contrasti strutturali avuti con l’attuale dirigenza. La partita, però, non è semplice: Giuntoli ha ricevuto sondaggi dall’estero (Olympique Marsiglia su tutti) e dovrà valutare se il progetto giallorosso, ancora una volta in fase di ricostruzione, sia abbastanza solido per convincerlo a firmare.
La separazione, amara per chi ha legato la propria vita alla Lupa come calciatore (per un breve periodo), allenatore (per tre distinti cicli) e dirigente, segna dunque un punto di svolta netto. Ranieri lascia dopo aver capito che il suo peso specifico, nella gestione quotidiana spinta dagli americani, contava meno di quanto forse si illudesse. La sua avventura da senior advisor era iniziata con l’obiettivo di portare esperienza e calmierare gli animi in un ambiente notoriamente turbolento -2; si conclude, invece, dopo meno di dodici mesi, con il rancore che ha scavato un fossato troppo largo tra chi aveva il potere formale e chi, invece, guida la squadra sul campo ogni domenica.
Non resta che attendere il comunicato ufficiale che verrà diramato nelle prossime ore – forse già in mattinata – per ufficializzare un divorzio che, al netto dei proclami di facciata, sa di resa. La Roma dei Friedkin imbocca dunque l’ennesima strada, concedendo a Gasperini quella “protezione” che il tecnico aveva pubblicamente rimpianto di non aver ricevuto durante la lite -7; dall’altra parte, Ranieri saluta ancora una volta, lasciandosi alle spalle una storia lunga una vita ma interrotta ogni volta proprio quando si pensava che potesse vivere felice e contenta.




