Rivolta in Lombardia, la Lega chiede a Salvini un passo di lato. Il leader: "Lavoro per rafforzare la squadra"
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Redazione Interno
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I malumori che da tempo serpeggiavano nelle stanze del partito sono esplosi in Lombardia, trasformando il malessere in una vera e propria resa dei conti. Al termine di un direttivo regionale durato oltre quattro ore, tenutosi nella sede di via Bellerio a Milano, la richiesta che è emersa con chiarezza è stata indirizzata al segretario Matteo Salvini: fare un passo indietro, o quantomeno spostarsi "di lato", per lasciare spazio a una leadership più condivisa e collegiale.
La frattura, rimasta a lungo sotto traccia, è emersa in tutta la sua evidenza in una regione che rappresenta il cuore pulsante del Carroccio, dove il dissenso è ora guidato da alcuni dei nomi più pesanti del partito.
Il fronte dei big: Fontana e Romeo contro la gestione accentrata
A guidare la rivolta contro la linea del leader ci sono due colonne portanti della Lega lombarda: il governatore della Regione, Attilio Fontana, e il coordinatore regionale nonché capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo. Fontana, che non ha chiesto esplicitamente le dimissioni di Salvini, ha però sollecitato con forza un ritorno a una Lega "di lotta e di governo", auspicando un allargamento della leadership che consenta al partito di recuperare la propria identità territoriale e di uscire dall'attuale fase di calo di consensi.
In sintonia con il governatore, Romeo ha ribadito la necessità di "allargare la squadra", valorizzando maggiormente gli amministratori locali e i governatori del Nord, in un'ottica di ridimensionamento di una gestione ritenuta troppo accentrata e poco attenta alle istanze che vengono dal territorio. Il peso politico di questi due esponenti rende la contestazione ben più temibile rispetto alle schermaglie del passato, trasformando il malessere in un problema strutturale per il segretario.
La riunione di via Bellerio e l'assedio dei territori
Il confronto di venerdì scorso, che Salvini aveva convocato nella speranza di ricomporre il quadro e mettere a tacere le lamentele, ha invece prodotto l'effetto opposto. Secondo quanto trapelato, quasi due terzi dei circa trenta interventi sarebbero stati critici nei confronti del segretario. Le posizioni più dure, chi più esplicitamente chi meno, sarebbero arrivate in particolare dai segretari provinciali di Bergamo, Brescia e Varese, province che storicamente rappresentano l'ossatura del movimento.
Tra i temi al centro del malcontento non ci sono solo la percezione di una Lega che ha perso il contatto con le proprie origini, ma anche la richiesta di una strutturazione più collegiale del partito, con scelte politiche condivise e una maggiore valorizzazione di figure come il ministro Giancarlo Giorgetti e i governatori, primo fra tutti Luca Zaia. A sostenere Salvini si sarebbero schierate una minoranza di fedelissimi, tra cui la ministra Alessandra Locatelli e il leader della Lega Giovani Luca Toccalini.
La risposta di Salvini: "Commento le costruzioni, non le ricostruzioni"
Interpellato sulla richiesta di un passo di lato, Matteo Salvini ha risposto in modo tranchant: "Io commento le costruzioni, non le ricostruzioni", ha detto in un punto stampa a margine di un sopralluogo tecnico al cantiere Rfi del nodo ferroviario 'Pigneto' a Roma. Il ministro delle Infrastrutture e vicepremier ha ribadito di essere al lavoro per "rafforzare la squadra", sottolineando che gli italiani, ad agosto, hanno bisogno di tutto fuorché di "polemiche" e "beghe interne".
Salvini ha inoltre ricordato di essere stato riconfermato alla guida del partito all'unanimità durante l'ultimo congresso, aggiungendo che chiunque voglia dare una mano a far crescere la Lega è il benvenuto. Il segretario ha provato a chiudere la partita parlando del futuro raduno di Pontida del 20 settembre, che ha definito un evento "italiano ma anche internazionale", incentrato su temi come sicurezza, legalità e libertà, nel tentativo di spostare l'attenzione sulle prossime sfide politiche.
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