Le famiglie italiane tra fisco in aumento e consumi stagnanti
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Redazione Economia
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Mentre le pubbliche amministrazioni mostrano segnali di miglioramento, per le famiglie italiane il quadro è ben diverso. I conti trimestrali Istat rivelano un indebitamento netto della PA in netto miglioramento, sceso al -2,0% del Pil nel secondo trimestre del 2025, a fronte del -3,8% dello stesso periodo del 2024. Questo progresso, in un quadro di crescita del Pil dello 0,4%, è sostenuto da un saldo primario positivo del 2,4% e da un robusto saldo corrente al 3,1%.
La pressione fiscale sulle famiglie
Alla solidità dei conti pubblici fa da contraltare una pressione fiscale che ha raggiunto il 42,3% del Pil, con un aumento di 1,2 punti percentuali su base annua. Se il reddito disponibile è cresciuto dello 0,8%, il potere d'acquisto è aumentato solo dello 0,3%, eroso da un'inflazione allo 0,5%.
Consumi fermi e bilanci sotto stress
Questa forbice tra reddito e potere d'acquisto si riflette in consumi sostanzialmente fermi, cresciuti solo dello 0,5%. Molte famiglie, costrette a spendere di più per i beni di prima necessità, devono comprimere le altre voci di spesa, ottenendo spesso meno prodotti a parità di esborso.
La propensione al risparmio come unica difesa
In questo scenario, la propensione al risparmio registra un'impennata, configurandosi come l'unico argine possibile. Le statistiche dipingono un paese spaccato: da un lato un settore pubblico che consolida i conti, dall'altro i cittadini che sopportano il peso del riequilibrio finanziario.




