L'ultimo saluto a Emma Bonino tra Campidoglio e le polemiche sul suo liberalismo
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Redazione Esteri
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Roma ha reso omaggio a Emma Bonino con una cerimonia laica e i funerali di Stato in Campidoglio, un evento che ha riunito le più alte cariche istituzionali. Nella Sala della Protomoteca, gremita di rappresentanti politici, il feretro è stato accolto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dalla premier Giorgia Meloni, dal presidente del Senato Ignazio La Russa e dal presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso.
Presenti anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il governatore del Lazio Francesco Rocca, insieme ai leader di tutti gli schieramenti: da Elly Schlein a Giuseppe Conte, da Carlo Calenda a Matteo Renzi, fino agli ex presidenti del Consiglio Massimo D'Alema, Paolo Gentiloni, Romano Prodi ed Enrico Letta. La cerimonia, trasmessa in diretta su Rai 1 e seguita da un maxischermo allestito in piazza del Campidoglio, è stata la prima celebrazione funebre di Stato tenutasi sul Colle Capitolino.
Il ricordo di Ventotene e l'ultimo mese a Sabaudia
A tratteggiare un ritratto intimo della leader radicale è stata Filomena Gallo, segretaria dell'associazione Luca Coscioni, che durante il suo intervento ha legato la biografia di Bonino alle radici dell'europeismo italiano.
«A proposito di federalismo europeo, forse non è un caso che Emma abbia voluto trascorrere l'ultimo mese davanti al suo amato mare, a Sabaudia, nel guardare le isole di Ponza, ed essere non solo idealmente vicina a Ventotene», ha dichiarato Gallo, rievocando il legame profondo tra la scelta di quel litorale pontino e il progetto politico degli Stati Uniti d'Europa.
L'ultimo periodo di vita della leader radicale si è consumato in un albergo sulla spiaggia di Sabaudia, dove aveva scelto di trascorrere agosto cercando ristoro dall'orizzonte marino, un frammento d'estate che i presenti hanno letto come un testamento ideale del suo impegno europeista.
La cerimonia laica e gli interventi istituzionali
Le esequie si sono aperte con il ricordo di Carla Taibi, storica assistente e amica di Bonino, e si sono chiuse con gli interventi di Romano Prodi ed Enrico Letta, entrambi ex presidenti del Consiglio che l'ebbero nei loro governi. Letta ha sottolineato la capacità della leader radicale di «essere donna delle istituzioni senza farsi intrappolare dalle istituzioni», definendola una figura capace di trasformare le battaglie di testimonianza in cambiamenti concreti per le persone.
Prodi ha invece rievocato la collaborazione su due fronti specifici, la lotta contro la pena di morte e quella contro le mine antiuomo, ricordando come la tenacia di Bonino non sia mai venuta meno di fronte agli ostacoli che nel campo dei diritti umani hanno più volte riportato il passato in avanti. La cerimonia è stata accompagnata dall'applauso dei presenti in piazza e si è conclusa con Mattarella e Meloni che, al seguito della famiglia, hanno accompagnato il feretro all'esterno dell'edificio per l'ultimo saluto.
Un'eredità politica sfaccettata
A margine delle celebrazioni istituzionali, si è acceso un dibattito sulla figura politica di Bonino che non si è limitato all'agiografia. La stima per le battaglie civili condotte negli anni Settanta, quando difendere certi diritti significava sfidare una società bigotta e arretrata, convive con la memoria di una fisionomia politica meno celebrata: quella di una liberale radicale sul terreno economico e sociale, spesso più vicina alle ragioni del mercato che a quelle del lavoro.
La leader piemontese, nata a Bra nel 1948, si era iscritta al Partito Radicale nel 1975 e non aveva mai nascosto le sue posizioni liberiste, che le alienarono molte simpatie a sinistra. Le sue battaglie per i diritti civili, dal divorzio all'aborto, si intrecciarono con un impegno istituzionale di primo piano: fu commissaria europea dal 1995 al 1999, ministra nel secondo governo Prodi e alla Farnesina con Letta, e nel 1999 condusse una campagna per diventare la prima donna presidente della Repubblica.
Il raduno della Cellula Coscioni a Pesaro
L'Assemblea annuale della Cellula Coscioni di Pesaro e Urbino, in programma oggi alle 18 alla Velostazione di Pesaro, si aprirà nel ricordo della storica leader radicale. «La Cellula Coscioni di Pesaro e Urbino vuole ricordare Emma Bonino, leader e militante politica che ha dedicato la propria vita a difendere, affermare e conquistare diritti», ha dichiarato Ruggero Fabri, referente territoriale dell'associazione.
Durante l'incontro, che prevede interventi dal pubblico e la partecipazione di ospiti istituzionali tra cui il consigliere regionale Maurizio Mangialardi e l'assessore comunale Riccardo Pozzi, sarà possibile firmare per la proposta di legge di iniziativa popolare sulla procreazione medicalmente assistita e per la petizione affinché la Regione Marche cancelli le liste di attesa per visite specialistiche ed esami diagnostici.
I partecipanti potranno anche ritirare il documento per compilare il testamento biologico e il fac simile di domanda per attivare il percorso di tutela sulle prenotazioni inevase.
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