Slovenia, Golob vince le elezioni ma è già caccia ai numeri per la coalizione
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Redazione Esteri
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A lungo dato per sfavorito dai sondaggi, Robert Golob, 59 anni, ha trasformato l’ultimo tratto della campagna elettorale in un’ascesa inarrestabile, rivendicando al fotofinish una vittoria che porta la sua firma ma che, di fatto, si rivela essere un successo di misura. Il primo ministro sloveno ha così superato lo sfidante nazionalista Janez Janša, consegnando al paese un risultato atteso come il più combattuto nella storia parlamentare della nazione. A pesare nel recupero del leader verde liberale, come emerge dalle valutazioni degli analisti, sono state due leve distinte ma convergenti: da un lato, una serie di misure dal forte impatto sociale – l’aumento delle pensioni su tutte – che hanno ricucito il rapporto con fasce di elettorato tradizionalmente meno sensibili al messaggio ecologista; dall’altro, e forse con ancor più incisività, il peso esercitato dal contesto internazionale, capace di offrire argomenti nuovi a una coalizione di centrosinistra in cerca di slancio.
Il contesto internazionale e la “gabbia” di Jansa
Ali Zerdin, responsabile dell’edizione domenicale del quotidiano Delo, ha osservato come la guerra in Iran abbia aperto “ampio spazio alle critiche” per i partiti di sinistra, fornendo loro una piattaforma politica inaspettata in grado di mobilitare il dissenso. Per il premier uscente, invece, la situazione si è rivelata più ingombrante che favorevole: la sua nota vicinanza al presidente americano Donald Trump – tornato alla Casa Bianca – lo ha, nelle parole di Zerdin, “costretto a rimanere in secondo piano”, limitandone la capacità di proiezione mediatica in una fase delicata della contesa. Un’alleanza personale che, nell’economia del voto, si è trasformata in un vincolo, consegnando a Golob il primato nei consensi tra quanti cercavano un’alternativa chiara all’attuale esecutivo.
Numeri e trattative: i verdi liberali tengono
Il partito verde liberale Svoboda! – la formazione che fa capo a Golob – si è confermato la prima forza politica del paese con il 29,9% dei voti, resistendo alla rimonta che molti pronosticavano nelle battute finali della campagna. I nazionalisti di Janša, usciti sconfitti dal test elettorale, si sono dovuti accontentare di un risultato che, sebbene inferiore alle attese più rosee, resta comunque competitivo. Ma la fotografia dei seggi parla chiaro: il premier uscente può contare su 30 scranni, un bottino che rappresenta solo la base di partenza per un’operazione ben più complessa. Per trasformare questa vittoria di misura in un nuovo mandato governativo, Golob dovrà mettere in campo una lunga serie di trattative, con l’obiettivo di racimolare almeno 16 sostenitori aggiuntivi all’interno dell’assemblea. Una corsa ai numeri che, come spesso accade in questi frangenti, rischia di riaprire giochi e alleanze già dati per scontati.
Una vittoria senza maggioranza assoluta
Nessuno dei due principali contendenti, stando ai risultati ufficiali, è riuscito a scavalcare il muro della maggioranza assoluta, gettando le basi per una fase politica caratterizzata dall’incertezza. Il responso delle urne ha restituito l’immagine di una Slovenia divisa, dove il consenso per l’uno o per l’altro schieramento non è mai stato sufficiente a garantire una governabilità automatica. La strada che porta alla formazione del nuovo esecutivo si preannuncia dunque costellata di contatti, mediazioni e probabilmente qualche ripensamento, con i partiti minori destinati a giocare il ruolo di ago della bilancia. Il leader di Svoboda!, forte del risultato che lo consacra primo partito, si trova ora a dover gestire l’eredità di una campagna elettorale combattuta, trasformando un successo personale in una tenuta di sistema.




