Sony e PS Store, accordo da 7,85 milioni sui prezzi dei giochi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Sony ha accettato di pagare 7,85 milioni di dollari per chiudere una class action negli Stati Uniti legata ai prezzi dei videogiochi sul PS Store. L'accordo extragiudiziale, approvato dal tribunale, conclude la causa avviata dai giocatori che avevano accusato l'azienda nipponica di aver fatto pagare ai consumatori “di più per alcuni giochi digitali rispetto a quanto avrebbero pagato sul PlayStation Store”. La vicenda si inserisce in una fase in cui il formato digitale occupa uno spazio sempre maggiore nel mercato dei videogiochi e riporta l'attenzione sulle condizioni con cui gli utenti acquistano e utilizzano i titoli distribuiti attraverso l'ecosistema PlayStation.
La causa sui prezzi del PS Store e le licenze dei giochi digitali
La conclusione della causa con un risarcimento milionario arriva mentre restano aperti diversi interrogativi sulla natura degli acquisti digitali su PS5. Secondo quanto indicato da Sony, comprare un gioco digitale non significa diventarne proprietari nel senso tradizionale, ma ottenere una licenza personale e non trasferibile collegata all'account PlayStation. Per i giochi già acquistati non cambia nulla nell'immediato, ma la causa contro Sony potrebbe portare a indicazioni più chiare sulla natura delle licenze digitali al momento dell'acquisto. Il tema riguarda quindi non soltanto il prezzo pagato dagli utenti, ma anche il rapporto tra acquisto online, accesso al prodotto e condizioni previste dalla distribuzione digitale.
Il peso assunto dal digitale emerge anche nel confronto con il formato fisico, diventato uno dei temi più discussi tra i giocatori PlayStation. Durante uno degli appuntamenti del doppio State of Play del 3 settembre, Sony ha mostrato trailer, annunci e nuove rivelazioni, ma nelle chat ufficiali si sono imposte anche due contestazioni ripetute per tutta la trasmissione. Su YouTube sono comparsi senza sosta i messaggi «NO DISC NO BUY» e «WE WANT DESTINY 3», segnali di una protesta che ha accompagnato la diretta e che, nel primo caso, ha richiamato direttamente l'attenzione sull'importanza attribuita da una parte del pubblico ai giochi distribuiti su disco.
Giochi PlayStation su disco, cosa cambia davvero nel 2028
Proprio sul futuro dei supporti fisici è arrivato un chiarimento che ridimensiona quanto riportato in precedenza. Un report pubblicato lo scorso luglio aveva indicato uno scenario molto più drastico per la produzione di giochi PlayStation su disco nel 2028, ma Sony DADC ha precisato quale sarà l'effettiva entità della riduzione. I volumi produttivi caleranno del 10% nel 2028 e non verranno ridotti al 10% del livello precedente, come era stato erroneamente riportato. La differenza modifica in modo sostanziale la lettura della situazione e indica che la produzione fisica subirà una diminuzione, senza però il crollo che era stato inizialmente prospettato.
Il chiarimento sulla produzione dei dischi si affianca così alla controversia sui prezzi del PS Store e alle dichiarazioni sulla natura delle licenze digitali. Da una parte Sony chiude negli Stati Uniti una class action attraverso un accordo extragiudiziale da 7,85 milioni di dollari; dall'altra, il mercato continua a muoversi verso una presenza crescente del formato digitale, mentre una parte dei giocatori manifesta apertamente il proprio interesse per il supporto fisico. Le discussioni emerse durante lo State of Play mostrano inoltre come questi temi non restino confinati alle condizioni di vendita, ma entrino direttamente nel confronto tra Sony e il pubblico PlayStation, soprattutto quando si parla di acquisti digitali, proprietà dei giochi e disponibilità delle edizioni su disco.
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