La Tragedia Di Diego De Vivo E L’Allarme Dei Medici: «Certificati Fasulli, Troppi Rischi Negli Sport Giovanili
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Redazione Interno
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Diego De Vivo, quattordici anni, attaccante del Cantera Napoli, è morto due giorni fa dopo un malore occorso all’inizio di un allenamento in un campo di strada comunale Selva Cafaro, nella provincia di Napoli. Un ragazzo che, come raccontano quelli che lo hanno visto giocare, sgusciava tra gli avversari con la palla al piede, segnava e correva subito a festeggiare con i compagni. Un talento già notato da Juventus, Empoli e Genoa, oltre allo Spezia, che lo aveva preso in prestito per un torneo giovanile.
Il padre, Saverio De Vivo, noto tra gli ultrà azzurri, gli aveva dato quel nome quasi a volerci leggere un destino, e insieme avevano coltivato la stessa passione. Oggi, mentre i messaggi di cordoglio si moltiplicano, la sua morte riapre una questione spinosa: quella dei controlli medici negli sport giovanili. A sollevarla è Maurizio Marassi, medico di medicina sportiva, ex responsabile sanitario del Napoli ai tempi di De Laurentiis e figura di rilievo nel mondo dello sport, che parla senza mezzi termini: «I certificati sono fasulli, in Campania il 50% degli atleti non fa visite».
Marassi, che ha lavorato anche nel pugilato e nella pallanuoto, cita numeri allarmanti: cinque decessi in un anno solo in Campania, casi che spesso si potrebbero evitare con accertamenti seri. Un problema che non riguarda solo il calcio dilettantistico, ma anche realtà più blasonate, come dimostra il recente malore di Eduardo Bove, centrocampista della Fiorentina. Le visite sportive, quando vengono fatte, sono a volte superficiali, e i certificati – denuncia – spesso rilasciati senza i necessari controlli.




