Manzi, il ragazzo di Sant'Ermete che ha conquistato il mondo a Estoril

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Stefano Manzi, che non era affatto un predestinato nonostante l'ingresso giovanissimo nella VR46 Riders Academy, ha dovuto lavorare e sudare tantissimo per arrivare al traguardo che ha tagliato domenica ad Estoril, laureandosi campione del mondo della Supersport. I suoi primi anni nel mondiale delle due ruote, del resto, erano stati tutt'altro che semplici, segnati da una carriera che ha dovuto adattarsi alla sua stazza: troppo alto per la Moto3 con il suo metro e ottanta, il riminese si è concesso una sola stagione completa nella classe entrante, salendo poi in Moto2 già nel 2017. Un percorso, il suo, che lo ha portato a maturare lontano dai riflettori più accecanti, forgiando un pilota tenace e capace di attendere il proprio momento, il quale è arrivato dopo due anni consecutivi da vicecampione.

Il coronamento di una profezia

Quella domenica portoghese, il rombo della sua Yamaha R9 del team Tenkate è salito fino a giungere sul tetto del mondo, coronando il sogno iridato con una prestazione perfetta: vittoria e titolo mondiale conquistati con un round di anticipo. Ai lati del suo podio, quasi a fare da cornice a un'impresa personale più che a una semplice gara, si sono piazzati il tedesco Oettl in sella a una Ducati e lo spagnolo Alcoba su Kawasaki, quest'ultimo autore di una rimonta partendo addirittura dal venticinquesimo posto in griglia. Un trionfo che ha riportato al successo anche la squadra Ten Kate, la quale, dopo il bis ottenuto tra il 2021 e il 2022 con Dominique Aegerter, non vinceva un titolo da due anni.

La certezza di un ragazzo e la gioia di un paese

La convinzione di diventare campione del mondo, e non di vincerne soltanto uno ma addirittura più di uno, era una certezza che Stefano Manzi esprimeva apertamente già all'età di dodici anni, con una spontaneità disarmante, come se si trattasse della cosa più normale e logica del mondo. Lui e Nicolò Bulega, che frequentavano insieme la seconda media, apparivano già allora come piloti professionisti in erba, avendo festeggiato, alla vigilia del suono della prima campanella, i rispettivi titoli italiani nella MiniGP. Quel ragazzino, che oggi ha ventisei anni, ha mantenuto la promessa fatta a se stesso, trasformando una profezia giovanile in realtà concreta sul circuito portoghese.

Un traguardo che vale un intero percorso

La vittoria e il titolo mondiale, che giungono al culmine di una stagione di grandi soddisfazioni, suggellano nel migliore dei modi l'imminente passaggio del pilota in Superbike, rappresentando il punto d'arrivo di un cammino costellato di sacrifici. A Sant'Ermete, sede del suo fan club, la gioia è condivisa da quella che viene definita una “famiglia da corsa”, un insieme di affetti e sostenitori che hanno seguito ogni sua evoluzione. L'impresa di Manzi, dunque, non è solo un successo sportivo ma il compimento di un progetto di vita, costruito con pazienza e determinazione, lontano dalle etichette di favorito.

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