Mondiale, la rivolta delle federazioni: anche l’Asia contro Infantino e il piano dei privati

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La presa di posizione della Confederazione Asiatica (Afc) si aggiunge a un coro di voci che, da diverse settimane, si sta facendo sempre più compatto e critico nei confronti della FIFA e del suo presidente, Gianni Infantino. L’oggetto del contendere è la proposta, avanzata dal massimo organismo del calcio mondiale, di aprire le porte a investimenti privati per le principali competizioni FIFA, con particolare riferimento ai Mondiali.

L’Afc, in una nota ufficiale, ha dichiarato di schierarsi al fianco della Uefa e della Concacaf nell’esprimere serie preoccupazioni riguardo a questo progetto e al processo decisionale legato alla cosiddetta Ffe. Non si tratta di una presa di distanza isolata, ma dell’ultimo tassello di un fronte oppositivo che coinvolge anche la Federcalcio inglese, la stessa Unione Europea e il Regno Unito, tutti uniti nel chiedere maggiore trasparenza e nell’opporsi a quella che viene percepita come una deriva privatistica del calcio delle nazionali.

La nota della FIFA e il dietrofront apparente

Dopo settimane di pressioni e critiche, la FIFA ha pubblicato una nota ufficiale con la quale sembrava voler mettere un freno alla polemica. Nel comunicato si legge che, dopo aver ascoltato attentamente tutti i punti di vista, è emerso chiaramente che il progetto ha creato divisioni di una natura tale che, a prescindere dal livello di supporto, non è più nell’interesse dell’obiettivo prefissato. La nota ribadisce che lo scopo dell’organizzazione è sempre stato, e sarà sempre, quello di unire e migliorare il calcio a livello globale, e che di conseguenza la proposta non verrà portata avanti.

Questo annuncio è stato interpretato da molti come un passo indietro, una resa di fronte all’evidenza di un fronte compatto che andava dalla Confederazione Africana a quelle europea e asiatica, passando per le istituzioni politiche del vecchio continente.

La posizione di Infantino e il progetto "Fifa Forward Enterprise"

Tuttavia, la tregua è durata lo spazio di un mattino. Nonostante il comunicato ufficiale che sanciva il ritiro della proposta, Gianni Infantino ha continuato a battere un tasto diverso. Intervenendo sulla questione, il presidente della FIFA ha fatto intendere che l’idea di commercializzare i diritti calcistici attraverso una società sussidiaria, battezzata per il momento con il nome provvisorio di "Fifa Forward Enterprise", rimane sul tavolo e sarà oggetto di valutazione da parte dei membri dell’associazione.

Secondo le indiscrezioni che circolano nei palazzi del calcio mondiale, il progetto originario prevedeva un piano da 20 miliardi di dollari per la creazione di questa nuova entità che avrebbe gestito i diritti commerciali dei Mondiali. L’atteggiamento di Infantino, che di fatto non ha mai definitivamente archiviato l’ipotesi, ha ricreato un clima di tensione e sfiducia.

Le reazioni e il futuro del calcio mondiale

Le critiche non si sono placate e la situazione resta in evoluzione, con le varie federazioni che vigilano affinché non vi siano tentativi di aggirare il veto posto nei giorni scorsi. La posizione dell’Afc, in particolare, rappresenta un segnale forte perché dimostra che la spaccatura non è più solo una questione tra il potere centrale della FIFA e le federazioni europee o americane, ma coinvolge un'intera area geografica in forte crescita e di importanza strategica per gli equilibri del calcio internazionale.

La proposta di privatizzare i Mondiali, anche solo nei diritti commerciali, è stata percepita come un pericoloso precedente che potrebbe snaturare la competizione più seguita del pianeta. Mentre la FIFA cerca di gestire la crisi e il presidente Infantino tenta di mantenere la rotta, il mondo del calcio attende di capire se questo scontro resterà confinato ai comunicati ufficiali o se porterà a un ripensamento strutturale del governo del calcio mondiale, così come lo conosciamo.

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