Trump frena le auto elettriche, la Gm licenzia a Detroit
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L'amministrazione di Donald Trump, con una decisa sterzata a favore dei motori a combustione interna e l'abolizione degli incentivi federali che favorivano l'acquisto di vetture a batteria, sta di fatto arginando la transizione elettrica negli Stati Uniti, un orientamento politico che, come sottolinea un'analisi del Financial Times, rischia di far perdere competitività all'industria automobilistica nazionale nel confronto globale, segnato dall'aggressiva ascesa della Cina. La rimozione del credito d'imposta di 7.500 dollari, un pilastro della precedente politica, ha immediatamente raffreddato il mercato, costringendo i colossi dell'auto a rivedere in tempi rapidissimi piani industriali che erano stati concepiti per un orizzonte completamente diverso. Questo cambio di rotta, peraltro, non si limita a rallentare l'innovazione ma produce conseguenze dirette e tangibili sull'occupazione, costringendo le aziende a dolorosi ridimensionamenti in settori che fino a poco fa sembravano destinati a una crescita inarrestabile.
Il contraccolpo occupazionale alla General Motors
Proprio in questi giorni, la General Motors ha annunciato una profonda rimodulazione della sua strategia per i veicoli a zero emissioni, un piano che si traduce in una nuova ondata di licenziamenti che colpirà il cuore della sua produzione elettrica. L'azienda ha confermato che circa milleduecento dipendenti dello stabilimento Factory Zero, il fiore all'occhiello dedicato alla produzione di modelli full electric nell'area metropolitana di Detroit, verranno posti in esubero a partire dal prossimo gennaio, quando l'impianto passerà a un singolo turno di lavoro. Una decisione, questa, che giunge dopo mesi di progressivi rallentamenti nella catena di montaggio di modelli iconici come il GMC Hummer EV e la Cadillac Escalade IQ, i quali, privi del sostegno degli incentivi, faticano a trovare una clientela sufficientemente ampia.
Un paradosso nei conti dell'azienda
La mossa appare ancor più significativa se contestualizzata all'interno di un quadro finanziario che, per altri versi, si dimostra più che positivo. Nonostante l'ottimo andamento dell'ultimo trimestre, che ha anzi spinto la compagnia a innalzare le previsioni di guadagno per il resto dell'anno, la direzione ha ritenuto inevitabile procedere con questi tagli, concentrati quasi esclusivamente nella divisione elettrica. È lo strano caso di un colosso industriale che, pur potendo festeggiare risultati economici incredibili, si vede al contempo costretto a ridurre il personale, un paradosso che ha naturalmente sollevato non poche discussioni e perplessità. Il comunicato stampa che annunciava i licenziamenti ha messo in luce la cruda realtà di un mercato automobilistico che, a livello mondiale, continua a zoppicare, con ben poche eccezioni degne di nota.
Uno scenario industriale in trasformazione
La vicenda della General Motors a Detroit si inserisce in un panorama più ampio, dove le notizie di riduzioni dell'orario di lavoro e di esuberi del personale sono diventate una costante, un tema che tocca da vicino anche la produzione italiana, la quale ha toccato livelli minimi storici. La frenata imposta dalla nuova politica energetica statunitense sta dunque costringendo un intero settore a una riconversione forzata e repentina, i cui effetti sociali ed economici cominciano appena a manifestarsi in tutta la loro portata.




