Nicole Minetti e l’adozione in Uruguay, l’Inau: “Iter regolare”. Ma la procura indaga con l’Interpol
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Redazione Interno
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La scelta di affidare il bambino alla coppia formata da Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani, contrariamente a quanto si è vociferato nei giorni scorsi, sarebbe arrivata al termine di una “attenta valutazione comparativa” tra più famiglie; a rivelarlo è il quotidiano uruguaiano El Observador, che ha ricostruito il travagliato percorso della pratica ai tavoli dell’Inau, l’ente sudamericano preposto alle adozioni. L’istituto, infatti, avrebbe deciso di dare il consenso solo dopo un iter lungo e complesso – che pure continua a lasciare aperti alcuni dubbi sui passaggi più delicati della procedura – ma che l’ex presidente dell’ente, Pablo Abdala, ha comunque rivendicato come assolutamente conforme alla legge locale. «Minetti e Cipriani? Abbiamo rispettato la legge, e non hanno pesato i soldi, ma l’affetto», ha dichiarato Abdala, cercando di blindare la regolarità di un’operazione che, a distanza di mesi, rischia di essere travolta dalle verifiche incrociate della magistratura italiana.
Il silenzio dell’Interpol e l’ombra su alcuni passaggi procedurali
Nonostante le rassicurazioni provenienti da Montevideo, la posizione dell’ente rimane al centro dell’attenzione; proprio Abdala, raggiunto dai cronisti, ha ammesso di essere a conoscenza dell’inchiesta che sta facendo tremare i vertici della giustizia italiana. «So che è stata inviata una richiesta d’informazioni – ha spiegato il politico, oggi deputato – e naturalmente collaboreremo». Una precisazione, la sua, che acquista peso se letta in controluce rispetto al presunto coinvolgimento delle forze di polizia internazionali: l’ex numero uno dell’Inau ha infatti negato di essere stato contattato direttamente dall’Interpol, pur confermando di aspettarsi un loro interessamento. Il suo racconto si tinge poi di prudenza quando gli viene chiesto se si aspettasse che proprio quel piccolo diventasse il grimaldello di uno scontro politico senza precedenti per la Capitale; la replica, secca, suona quasi come una messa in guardia: «Ecco, appunto: a Roma. La controversia politica è nata in Italia e non spetta certo a me immischiarmi». Una dichiarazione, questa, che traccia un solco netto tra la presunta regolarità dell’azione amministrativa in Uruguay e le ripercussioni mediatiche che stanno investendo la penisola.
Il mistero della “seconda vita” e la distanza geografica di Minetti
Mentre la macchina della giustizia si muove su due continenti, la voce di Nicole Minetti torna a farsi sentire, ma cogliendo tutti di sorpresa per un motivo ben preciso: la sua provenienza geografica, che rimane ancora avvolta nel più fitto dei misteri. L’ex consigliera regionale lombarda, condannata a 3 anni e 11 mesi nell’ambito del filone giudiziario del caso Ruby, ha rotto il silenzio con toni netti e quasi di sfida; nella sua nota, attacca frontalmente le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, senza però fornire alcuna conferma ufficiale sulla sua posizione attuale. Le ipotesi, in queste ore, si rincorrono vorticosamente: qualcuno la dice in Italia, altri giurano di averla vista a Ibiza, c’è chi la colloca a New York e chi ancora la dà per stabilmente residente nel ranch in Uruguay, quello stesso che ora è finito sotto la lente degli inquirenti. Di certo, il clima che si respira è quello di una sospensione del giudizio, mentre la Procura generale di Milano, forte della delega ministeriale, ha deciso di procedere con verifiche “capillari” anche attraverso i canali dell’Interpol.
Doccia fredda dagli ospedali e le verifiche sui documenti sanitari
Uno dei capitoli più delicati dell’indagine, e che potrebbe minare dalle fondamenta le giustificazioni presentate per la grazia, riguarda lo stato di salute del minore e le cure che gli sarebbero state prestate. Le strutture sanitarie interpellate, in particolare l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova e il gruppo San Raffaele, hanno gelato i legali della ex igienista dentale con una smentita categorica: il piccolo non risulta essere mai stato in cura nei loro reparti, né risulta traccia dei consulti che sarebbero stati richiesti da professionisti illustri. «Il professor Luca Denaro – si legge nella nota diffusa dall’ateneo patavino – ribadisce di non aver mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e conferma di non aver mai avuto in cura il bambino». Un muro contro muro che ha spinto il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa a richiedere accertamenti urgenti anche in Spagna, donde proverrebbero le testimonianze sulla presenza della coppia a feste ed eventi mondani, proprio mentre si invocava un presunto isolamento sociale motivato dalle gravi patologie del figlio. La partita, insomma, si gioca sulla autenticità della montagna di documenti – dodici fascicoli che includono relazioni di psicologi e atti di carità – con i quali Minetti aveva cercato di dimostrare il suo radicale cambiamento di vita.




