San Giovanni Rotondo, la riabilitazione robotica diventa standard globale con gli Angeli di Padre Pio

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non si tratta soltanto di un centro d’eccellenza per la sanità pugliese, bensì di un laboratorio internazionale a cielo aperto capace di dettare nuove linee guida nel recupero neurologico. Il Presidio residenziale “Gli Angeli di Padre Pio” di San Giovanni Rotondo, sotto la direzione della dottoressa Maria Teresa Gatta, ha raggiunto un duplice traguardo che ne certifica la leadership mondiale nella riabilitazione robotica; un risultato, quest’ultimo, che proietta la ricerca italiana in una dimensione finora riservata a pochi poli d’avanguardia. A certificare questo primato ci pensano due avvenimenti distinti ma accomunati dal rigore scientifico: da un lato la pubblicazione su “Stroke”, rivista di altissimo profilo nel settore delle malattie cerebrovascolari, di uno studio clinico che rivoluziona l’approccio all’ictus; dall’altro la vittoria di un premio all’innovazione a Bologna, durante Exposanità, che guarda alle nuove generazioni di piccoli pazienti.

L’efficacia dell’esoscheletro nella fase subacuta post-ictus

Lo studio, dal titolo “Exoskeleton-Assisted therapy enhances upper limb motor recovery in early subacute stroke”, abbatte letteralmente i parametri della riabilitazione tradizionale. Condotto come trial multicentrico in singolo cieco su un campione di 94 pazienti, ha dimostrato che l’integrazione della robotica genera un vantaggio funzionale quasi doppio rispetto alla sola terapia classica. Nello specifico, se l’approccio convenzionale si ferma a un +31,8% di miglioramento funzionale, l’utilizzo delle neuro-protesi (come l’esoscheletro “Armeo Power”, in uso nella struttura dal 2011) schizza a un +68,4%. La dottoressa Gatta, firma dell’articolo insieme al gruppo Italian PowerUPS-REHAB Study Group (che include professionisti come Russo, Pompilio, Mischitelli, Marino, Di Maggio e Di Blasio), ha così fornito la prova che la neuroplasticità – ovvero la capacità del cervello di “ricablarsi” – può essere sfruttata al massimo se stimolata da movimenti assistiti e ripetitivi già nelle fasi più precoci della malattia.

L’intelligenza artificiale al servizio della paralisi cerebrale infantile

Se il fronte dell’ictus guarda agli adulti, il secondo riconoscimento consegnato a Bologna il 23 aprile scorso sposta l’attenzione sulla fragilità dei bambini affetti da Paralisi Cerebrale Infantile. Il progetto ribattezzato “AID2GAIT”, sviluppato in sinergia con le università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, “Luigi Vanvitelli” della Campania e l’Università dell’Aquila, ha vinto il premio nella categoria “Technology Innovation in Care”. Ciò che rende unico questo approccio non è solo l’utilizzo del sistema robotico “Lokomat” per il recupero del cammino – già disponibile presso il presidio – ma l’integrazione con sistemi di monitoraggio non invasivo e intelligenza artificiale. Attraverso l’analisi cinematica, i macchinari sono in grado di adattare l’esercizio in tempo reale, migliorando la compliance dei piccoli pazienti (che spesso faticano a seguire protocolli rigidi) e personalizzando la terapia in base alle reali necessità del momento.

Il contesto delle neurotecnologie: da Roma a San Giovanni Rotondo

Questi successi si inseriscono in un momento storico preciso per le neuroscienze italiane, che proprio nella prima settimana di maggio 2026 hanno visto la luce di un nuovo soggetto scientifico. Si tratta della Italian Society of Neuromodulation and Neurotechnologies (ISNeT), presentata alla Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma proprio l’8 maggio. La società, che raccoglie neurologi, psichiatri e ingegneri, mira a colmare il divario tra laboratorio di ricerca e pratica clinica; un abisso, quest’ultimo, che spesso ha rallentato l’accesso dei pazienti a cure all’avanguardia. I dati presentati in quell’occasione parlano chiaro: la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) garantisce tassi di efficacia tra il 50% e il 70% nei casi resistenti di depressione, mentre le nuove frontiera della neuromodulazione si aprono ai disturbi del linguaggio e all’autismo. Un rinnovamento, quello portato avanti da ISNeT, che trova nei fatti concreti del Presidio foggiano la sua migliore applicazione pratica.

Tuttavia, mentre a Roma si discuteva di standard etici e protocolli condivisi, a San Giovanni Rotondo si raccoglievano già i frutti di un lavoro iniziato oltre un decennio fa. La scelta di investire su tecnologie come l’esoscheletro per l’arto superiore e il Lokomat per la deambulazione ha trasformato “Gli Angeli di Padre Pio” in un hub dove la riabilitazione non è più solo motoria. Recuperare il movimento di un braccio dopo un trauma cranico o un episodio di sclerosi multipla significa, in questa ottica, ricostruire anche la percezione sensoriale, il controllo cognitivo e la memoria spaziale; aspetti, questi, che fino a qualche anno fa venivano spesso trascurati in favore di un approccio puramente fisico.

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