Assegno unico, cambiano i requisiti: nuove regole per i figli all’estero
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Redazione Interno
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L’assegno unico cambia requisiti e amplia la platea dei beneficiari dopo le nuove istruzioni pubblicate dall’INPS. La modifica consente di richiedere la prestazione anche per i figli a carico residenti in un altro Paese dell’Unione Europea, rispettando le condizioni previste dalle nuove regole. La novità arriva dopo l’intervento del governo sul decreto Pnrr e recepisce quanto stabilito dall’emendamento successivamente convertito in legge. Il provvedimento introduce quindi un cambiamento rispetto alle limitazioni applicate fino a questo momento, intervenendo sui criteri legati alla residenza dei figli e dei lavoratori cittadini di Stati membri dell’Ue.
La nuova disciplina sull’assegno unico universale estende il beneficio alle famiglie con figli fiscalmente o economicamente a carico che vivono in un altro Stato dell’Unione Europea. L’INPS ha fornito le indicazioni operative per applicare le nuove disposizioni, chiarendo che la prestazione può essere richiesta anche in presenza di questa specifica situazione familiare. L’ampliamento riguarda dunque una parte dei nuclei che in precedenza non rientravano nelle condizioni previste, modificando l’accesso al sussidio per i cittadini europei con legami familiari distribuiti tra l’Italia e altri Paesi dell’Ue. Le nuove istruzioni definiscono il quadro necessario per presentare le domande secondo le regole aggiornate.
Le modifiche ai requisiti dell’assegno unico dopo il decreto Pnrr
Tra i cambiamenti principali introdotti per l’assegno unico c’è la cancellazione del requisito dei due anni di residenza in Italia per i lavoratori cittadini di Stati membri dell’Unione Europea. Questa condizione, presente nella disciplina precedente, viene superata dalle nuove disposizioni che ampliano l’accesso alla misura. La modifica arriva dopo la procedura di infrazione avviata dall’Unione Europea e porta il governo a intervenire sulle regole che disciplinano la prestazione per i cittadini europei con famiglia in Italia. L’eliminazione del vincolo modifica quindi uno degli elementi richiesti per ottenere il beneficio, aprendo la possibilità di presentare domanda anche a chi non aveva maturato il precedente requisito di permanenza.
Le nuove regole sull’assegno unico 2026 sono state ufficializzate dall’INPS con il messaggio pubblicato il 24 luglio 2026, che recepisce le novità introdotte dal decreto Pnrr convertito in legge ad aprile 2026. Le indicazioni dell’Istituto riguardano le domande presentate secondo la disciplina aggiornata e forniscono il riferimento operativo per requisiti, modalità di richiesta ed erogazione della prestazione. La circolare dell’INPS richiamata nelle istruzioni chiarisce il quadro delle modifiche per l’assegno unico e universale destinato ai figli a carico, definendo le modalità con cui le nuove condizioni devono essere applicate.
Chi può chiedere l’assegno unico con le nuove condizioni INPS
Con l’aggiornamento dei requisiti, l’assegno unico può essere richiesto anche quando il figlio a carico risiede in un altro Paese dell’Unione Europea, sempre nel rispetto delle condizioni indicate dall’INPS. La modifica amplia il numero dei possibili beneficiari perché considera situazioni familiari che coinvolgono più Stati europei. La prestazione resta collegata ai requisiti previsti dalla normativa aggiornata, ma cambia il perimetro dei casi ammessi alla richiesta. Le istruzioni pubblicate dall’Istituto rappresentano il punto di riferimento per le nuove domande e per l’applicazione delle regole introdotte dal decreto Pnrr.
Le novità sull’assegno unico universale segnano un aggiornamento delle condizioni di accesso al sussidio per i figli a carico, con particolare attenzione ai nuclei familiari composti da cittadini europei. L’intervento elimina alcune restrizioni precedenti e introduce la possibilità di includere figli residenti in altri Paesi dell’Ue nella richiesta della prestazione. Le nuove disposizioni si applicano alle domande presentate secondo il quadro aggiornato e seguono le indicazioni operative diffuse dall’INPS. Il cambiamento riguarda quindi sia la residenza dei figli sia il requisito precedentemente previsto per alcuni lavoratori cittadini di Stati membri dell’Unione Europea.
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