Perizia sul dna nell'inchiesta dell'Unabomber del Nordest non fornisce risposte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'attesa superperizia sul caso dell'Unabomber del Nordest, l'uomo che per oltre un decennio ha seminato il terrore con ordigni artigianali, non ha prodotto il riscontro probatorio che le indagini aspettavano. Il corposo documento, di circa duemila pagine, che verrà formalmente consegnato alle parti nei prossimi giorni, non ha individuato alcuna corrispondenza tra i profili genetici ricavati dai reperti e quelli degli undici indagati, incluso l'ingegnere Elvo Zornitta. Un esito che priva le indagini di quell'elemento concreto, il legame biologico che avrebbe potuto dare un volto e un nome all'artefice di quelle azioni.

La lunga analisi forense che non ha trovato corrispondenze

Gli esperti incaricati, l'ex comandante del Ris di Parma Giampietro Lago e l'antropologa forense Elena Pilli, hanno sottoposto a rinnovate analisi, sfruttando le più recenti tecnologie, un complesso di ventisette reperti riconducibili alla lunga scia di attentati. Il loro lavoro, durato più di due anni e mezzo, si è concentrato su tracce biologiche che, se confrontate con i campioni degli indagati, avrebbero potuto sciogliere l'ultimo nodo. Nonostante le aspettative, il responso è stato negativo.

Una scia di attentati che ha segnato il Nordest

La serie di attentati ha segnato profondamente il Veneto e il Friuli Venezia Giulia tra il 1994 e il 2006, ed era caratterizzata da una metodologia ossessiva. Ordigni costruiti con materiali di uso comune, pronti a esplodere mentre le vittime, ignare, maneggiavano oggetti apparentemente innocui. Questa strategia, che mimava in qualche modo quella del noto Unabomber statunitense, ha generato un clima di paura diffusa, alimentato dall'incapacità di identificare un movente chiaro o di tracciare un identikit affidabile.

Un mistero destinato a rimanere irrisolto?

Con questo ultimo, decisivo flop investigativo, il mistero che avvolge la figura dell'Unabomber italiano sembra dunque destinato a rimanere intatto. In assenza di un riscontro oggettivo come quello del Dna, che avrebbe potuto consolidare le accuse, l'ipotesi di un processo appare sempre più remota. Il fascicolo, dopo tanti anni di lavoro, rischia così di chiudersi senza che sia stata fatta piena luce su uno dei casi di cronaca nera più intricati e inquietanti degli ultimi decenni.

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