Addio a Lorenza Licenziati, la voce garbata di Napoli che entrava in punta di piedi nelle case dei telespettatori
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non si spenge facilmente, a Napoli, il ricordo di chi ha saputo raccontare la città con lo sgurado partecipe di chi la viveva da dentro, amandone ogni piega, ogni contraddizione, ogni scorcio di mare o di vicolo. Lorenza Licenziati, giornalista e conduttrice storica del programma “In Città”, se n’è andata a 57 anni (il prossimo 30 aprile avrebbe spento 58 candeline), lasciando un vuoto che, nelle redazioni locali e nei salotti televisini campani, appare difficile da colmare. La sua è stata una lunga malattia, affrontata – come hanno scritto i figli, Raffaele, Maria Clara e Alessandro – con tutte le forze che aveva e con quel sorriso che chi l’ha seguita per anni non può aver dimenticato.
Una carriera costruita sulla grazia e la resilienza, l’amore per Napoli come cifra identitaria
Professionista della comunicazione dal piglio deciso ma mai urlato, Licenziati rappresentava per molti telespettatori l’idea di un’informazione garbata, quasi familiare, capace di alternare la cronaca cittadina al racconto degli eventi senza mai scadere nel sensazionalismo. Il suo legame con Positano, altra perla della regione, era noto a chi la seguiva: una sintonia che traspariva dalle sue parole, dalla passione con cui descriveva quelle costiere e quelle storie. Non c’era bisogno di enfasi, nella sua voce: bastava la competenza mischiata a una solarità rara, quella che ti fa sentire accolto anche davanti a uno schermo.
Il dramma privato e il commovente messaggio d’addio dei figli: “Se n’è andata stretta a noi”
A rompere il silenzio sulla scomparsa sono stati proprio i tre figli, che sul profilo Facebook della madre hanno voluto condividere un ultimo, doloroso saluto accompagnato da una fotografia recente – quella scattata per l’ultimo compleanno di Maria Clara. “Lorenza se ne è andata, stretta a noi come in questa foto. Nostra mamma ha combattuto con tutte le sue forze e con il sorriso sulle labbra come l’avete sempre vista”, si legge nel post. Poche righe, strazianti nella loro essenzialità, che restituiscono l’immagine di una donna che non si è mai arresa, nemmeno quando la malattia ha preteso il conto più alto.
L’ultimo messaggio social e la dignità di chi sapeva di vivere “il momento peggiore”
Poco prima che la notizia del decesso si diffondesse, la stessa Licenziati aveva affidato a un post – poi divenuto simbolo di una fragilità mai nascosta – la consapevolezza del proprio stato: “È il momento peggiore della mia vita”. Una frase cruda, senza retorica, che ha scosso chi l’aveva sempre vista sorridente e padrona della scena. In quella dichiarazione pubblica non c’era pietà, ma l’onestà intellettuale di chi per mestiere ha sempre raccontato la verità, anche quando quella verità faceva male. E forse è proprio questo il lascito più autentico: aver insegnato che si può essere professionisti rigorosi e al contempo donne coraggiose, capaci di mostrarsi senza scudi.
La scomparsa di Lorenza Licenziati non chiude solo una pagina del giornalismo televisivo campano. Sfuma anche un modo di intendere la conduzione – quello fatto di ascolto, di sguardi laterali, di rispetto per l’intervistato e per chi sta dall’altra parte della telecamera. Oggi, a Napoli e lungo quelle costiere che tanto amava, resta il silenzio di chi ha perso una voce, ma anche la memoria di una donna che, come pochi, sapeva rendere leggero anche il peso delle notizie.




