Addio a Lorenza Licenziati, il sorriso che raccontava Napoli si spegne a 57 anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il mondo della televisione campana, da sempre abituato a un ritmo frenetico fatto di luci e dirette, si è fermato davanti a una notizia che nessuno avrebbe voluto scrivere. Si è spenta questa mattina, a soli 57 anni, Lorenza Licenziati, giornalista pubblicista e conduttrice dal sorriso diventato, col passare degli anni, un vero e proprio marchio di fabbrica per l’emittenza privata napoletana. A darne l’annuncio, con un post che ha gelato il sangue di amici e colleghi, sono stati i tre figli Raffaele, Maria Clara ed Alessandro, i quali hanno scelto di salutarla con la stessa forza che da sempre contraddistingueva la loro madre: quella di chi non molla mai, nemmeno quando la malattia stringe la morsa. “Lorenza se ne è andata, stretta a noi come in questa foto. Nostra mamma ha combattuto con tutte le sue forze e con il sorriso sulle labbra come l’avete sempre vista”, si legge nel messaggio che accompagna l’immagine di un ultimo, dolcissimo abbraccio familiare.
Una carriera iniziata tra le frequenze di Canale 21
Per comprendere l’eredità che Lorenza Licenziati lascia, bisogna riavvolgere il nastro fino agli anni Novanta, quando il panorama televisivo locale era un formicaio di idee e creatività. Esordì giovanissima su Canale 21, approdando nel celebre contenitore “Gran Bazar Show”, un programma che, per chi viveva in città, rappresentava una finestra quotidiana sullo spettacolo e il commercio locale. In un’epoca in cui i social non esistevano, era lì, in tv, che si costruiva il rapporto di fiducia con il pubblico; e Lorenza, con la sua eleganza misurata e una parlantina scevra da volgarità, riuscì a costruirne uno solido. Da lì la carriera prese il volo: da “In Città” ad “Anteprimatv”, fino alla conduzione di eventi culturali e premi letterari come il “Premio Masaniello” o il “Premio Cimarosa”, dimostrando una versatilità che poche colleghe potevano vantare in un settore, quello maschilista della conduzione, spesso dominato da logiche spietate.
L’ultimo saluto a Gianfranco Caliendo e il coraggio della trasparenza
Il destino, beffardo, ha voluto che proprio nelle ultime ore di lucidità, la giornalista trovasse la forza di scrivere un pensiero che oggi suona come un testamento spirituale. Solo ieri, infatti, Lorenza aveva dedicato un post alla scomparsa di Gianfranco Caliendo, storica voce del “Giardino dei Semplici”. “Solo ora riesco a scrivere e salutare il mio Gianfranco Caliendo, nel momento peggiore anche della mia vita”, scriveva, rivelando senza filtri lo stato d’animo di chi sa di essere sul confine. Questa trasparenza, del resto, era stata la cifra del suo ultimo anno di vita: a differenza di molti vip che si nascondono, Lorenza aveva scelto di condividere sui social la propria battaglia contro la malattia, raccontando gli alti e bassi di un percorso clinico che avrebbe piegato chiunque, ma non lei. Non lo faceva per compassione, ma per coerenza, perché la sua professione l’aveva abituata a guardare la realtà in faccia, anche quella più cruda.
L’affetto dei figli e il commiato nella chiesa di San Benedetto
L’eco di quella lotta, combattuta “con il sorriso sulle labbra” come hanno sottolineato i figli, risuonerà lunedì 6 aprile tra le navate della chiesa di San Benedetto, in via Arco Mirelli. Saranno proprio Raffaele, Maria Clara ed Alessandro a organizzare l’ultimo saluto, previsto per le 11:30, in un rito che hanno voluto all’insegna della discrezione, chiedendo – laddove qualcuno volesse portare un segno di vicinanza – di devolvere il pensiero in opere di bene, evitando i fiori. Una richiesta che suona quasi come l’ultima, elegante lezione di stile da parte di una donna che ha fatto dell’anticonformismo la sua bandiera. Nata a Napoli, classe 1968, Lorenza avrebbe spento 58 candeline proprio il 30 aprile; un traguardo che il destino le ha negato, ma che il ricordo dei telespettatori campani, quelli che l’hanno seguita da “Tutto il calcio patuto per patuto” fino alle ultime interviste culturali, è pronto a celebrare comunque, per non dimenticare mai quel suo modo di illuminare lo schermo, come se fosse a casa, tra amici.




