L’addio a Lorenza Licenziati, il sorriso della tv campana che si spegne alla vigilia dei 58 anni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il mondo della televisione locale, quello vero, fatto di voci riconoscibili e di volti entrati nelle case della gente senza la mediazione fredda dei grandi network, perde una delle sue interpreti più autentiche. Lorenza Licenziati, giornalista e conduttrice dal sorriso diventato proverbiale – un’eleganza che non sfioriva mai nemmeno nei momenti più difficili – si è spenta nella mattinata di oggi, a poche settimane dal compleanno che l’avrebbe portata a spegnere 58 candeline il 30 aprile. A darne l’annuncio, con un post che ha gelato i tanti affezionati che la seguivano, sono stati i suoi tre figli: “Lorenza se ne è andata, stretta a noi come in questa foto. Nostra mamma ha combattuto con tutte le sue forze e con il sorriso sulle labbra come l’avete sempre vista”. Poche righe, quelle pubbliche, che restituiscono però l’intensità di una battaglia privata condotta senza mai abbassare la guardia.

Una carriera costruita tra “Gran Bazar” e le tv locali

Il suo nome, per chi ha seguito l’emittenza privata campana negli ultimi decenni, è legato a doppio filo con programmi che hanno fatto la storia del piccolo schermo regionale. Da “Gran Bazar” su Canale 21 – una trasmissione che mescolava leggerezza e informazione – fino a “In Città” e “Anteprimatv”, spaziando tra diverse reti locali, Lorenza Licenziati aveva saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista. Non si trattava solo di conduzione, intendiamoci: c’era in lei una capacità rara di mettere a proprio agio l’interlocutore, di trasformare un’intervista in una chiacchierata tra amici. E questo, in un panorama televisivo spesso dominato da toni urlati o da una certa supponenza, rappresentava una dote preziosa. La sua voce, calda e misurata, accompagnava i telespettatori come una presenza familiare, e chi l’ha incrociata anche solo per un saluto nei corridoi degli studi ricorda la sua disponibilità, un tratto che non dava mai per scontata la notorietà.

Il post di ieri per Gianfranco Caliendo e il senso di un addio annunciato

C’è un dettaglio, quasi drammatico nella sua coincidenza, che aggiunge peso a questa scomparsa. Solo ieri, infatti, la stessa Lorenza Licenziati aveva affidato ai social un messaggio dedicato a un altro nome caro al pubblico campano: Gianfranco Caliendo, fondatore e voce storica del “Giardino dei semplici”. “Solo ora riesco a scrivere e salutare il mio Gianfranco Caliendo, nel momento peggiore anche della mia vita, non ho potuto riabbracciarlo per l’ultima volta e tutto questo mi ha devastato”. Parole che, lette oggi, rivelano una consapevolezza: lei stessa stava affrontando una fase durissima della sua esistenza, eppure trovava la forza di ricordare un amico scomparso. Una sorta di testamento morale, involontario, dove il dolore per la perdita altrui si mescolava con quello, trattenuto ma evidente, per la propria condizione.

L’ultimo saluto in San Benedetto e la memoria di una professionista vera

I funerali, a dare l’addio a questa signora della tv partenopea, sono stati fissati per lunedì 6 aprile alle ore 11,30 nella chiesa di San Benedetto, in via Arco Mirelli a Napoli. Sarà certamente un momento di raccoglimento, non solo per la famiglia – quei tre figli che hanno avuto il coraggio di annunciare la morte con un abbraccio collettivo – ma per tutti coloro che hanno lavorato al suo fianco o che semplicemente l’hanno seguita nel corso degli anni. Perché Lorenza Licenziati non era un volto qualsiasi: rappresentava quel giornalismo di prossimità che le grandi testate spesso dimenticano, fatto di cronaca locale, di eventi, di teatro e di cultura popolare. La sua assenza lascia un vuoto preciso, non riempito da chi, oggi, cerca di imitare la sua leggerezza senza possederne la sostanza. E mentre Napoli piange un suo sorriso, restano le immagini in bianco e nero di un’epoca televisiva più artigianale, più umana, dove la conduttrice non era una star lontana ma una vicina di casa con il microfono in mano.

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