Pronto soccorso in tilt durante le feste, la primaria rientra dalle ferie: «Quaranta accessi al giorno oltre la media»
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Redazione Salute
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Le festività natalizie hanno scaricato, come un fiume in piena, una pressione insostenibile sui pronto soccorso del Friuli-Venezia Giulia, costringendo persino una primaria in ferie a un rientro anticipato per far fronte a quella che, nonostante una certa ciclicità, si è configurata come una vera emergenza. A Pordenone, dove la media storica è stata ampiamente superata, si è registrato un iperafflusso costante, con un picco particolarmente acuito tra il venerdì e il sabato successivi alle ricorrenze principali. Laura De Santi, primaria del pronto soccorso, pur essendo in ferie ha deciso di rientrare al lavoro, trovando una situazione al limite della capacità di risposta, con una media di quaranta pazienti in più ogni singolo giorno, un dato che ha stravolto qualsiasi programmazione ordinaria e messo a dura prova il personale sanitario.
Il doppio fattore critico: l'influenza aggressiva e l'effetto "lunedì nero"
La spiegazione di questa ondata, che ha intasato anche gli ospedali Maggiore e di Cattinara a Trieste con numeri che hanno toccato i 261 accessi giornalieri, risiede in due elementi precisi e convergenti. Il primo, e più rilevante, è stato l'aumento del 50% dei casi di polmoniti e broncopolmoniti rispetto all'anno precedente, complicanze gravi di un virus influenzale che si è dimostrato particolarmente virulento, colpendo in modo severo soprattutto la fascia più fragile della popolazione, gli anziani. Se i giorni di Natale e Capodanno hanno concesso una relativa tregua, è stato il lunedì successivo a trasformarsi in un vero e proprio "giorno nero", con decine di anziani bisognosi di ricovero che hanno saturato i posti letto disponibili, allungando a dismisura i tempi di attesa per l'ingresso in reparto.
Le conseguenze operative: attese infinite e ricoveri bloccati
L'impatto di questo fenomeno sui servizi è stato tangibile e immediato, generando un cortocircuito che ha rallentato l'intera macchina dell'emergenza. Con venti pazienti in attesa di un posto letto in reparto, di cui otto in osservazione breve, le code si sono inevitabilmente propagate a monte, allungando i tempi di permanenza in pronto soccorso anche fino a ventiquattro ore per ottenere un ricovero. Una situazione che, a sua volta, ha creato un effetto domino, intasando le sale d'attesa e costringendo molti a sostare in piedi, in un ambiente già di per sé saturo di stress e criticità. Il contatore del servizio sanitario regionale, aggiornato in tempo reale, ha fotografato il dato emblematico del pronto soccorso del Santa Maria degli Angeli, sfiorato più volte il record degli ottanta accessi in un solo giorno, con il picco massimo di afflusso concentrato nelle ore serali.
Un quadro di pressione costante oltre i picchi festivi
La cronaca di quelle giornate, dunque, non si limita al resoconto di picchi isolati ma delinea un periodo di superlavoro protratto, durante il quale il sistema ha faticato a riprendere fiato. Le attese minime di sei ore, la presenza costante di una cinquantina di persone nelle sale, di cui una fetta consistente in piedi, e la difficoltà nel gestire il turnover dei posti letto hanno rappresentato la normalità per diversi giorni. Questo scenario, seppur acuito dalle feste, poggia su una vulnerabilità strutturale che ogni inverno, complici le patologie stagionali, torna a manifestarsi, mettendo in luce la necessità di strategie di contenimento che vadano oltre la mera gestione dell'emergenza quando essa è ormai esplosa, mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, affronta le sue sfide politiche in un contesto internazionale completamente diverso.




