Caldo record e bambini, accessi al Pronto soccorso in aumento: le regole per proteggerli
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Redazione Interno
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L’ondata di calore che in questi giorni sta interessando l’Italia – con punte che in diverse città hanno superato abbondantemente i 38 gradi – non sta mettendo a dura prova soltanto la pazienza degli adulti, ma sta avendo ripercussioni ben più serie e preoccupanti sulla salute dei più piccoli. Il termometro impazzito, del resto, non è solo un fastidio stagionale al quale rassegnarsi: negli ospedali di mezza penisola i Pronto soccorso pediatrici hanno iniziato a registrare un incremento degli accessi che, secondo le prime stime, si attesta tra il 5 e il 10%.
Un dato che, nella sua apparente esiguità numerica, nasconde una realtà fatta di bambini disidratati, colti da malori improvvisi o finiti in ospedale per le complicanze di un caldo che il loro organismo fatica a gestire.
Un bambino su quattro al PS per il caldo
Le patologie e i disturbi legati all’esposizione prolungata alle temperature roventi sono ormai una voce consistente nei bilanci dei reparti di pediatria. Le problematiche più osservate, in questo frangente, vanno dalla disidratazione ai malori veri e propri, passando per lipotimie – gli svenimenti che colgono all’improvviso – episodi febbrili, vomito e, nei casi di maggiore gravità, il temuto colpo di calore. Non solo: il caldo estremo aggrava anche le patologie respiratorie e gastrointestinali preesistenti, trasformando un disturbo banale in un’emergenza che richiede l’intervento del medico.
A sottolineare la portata del fenomeno è stato il Bambin Gesù, che ha lanciato un allarme preciso: un accesso al Pronto soccorso su quattro, nei piccoli pazienti, sarebbe ormai direttamente riconducibile alle ondate di calore.
Il fenomeno delle isole di calore urbano
Uno degli aspetti più insidiosi di questa emergenza climatica, peraltro, è legato alla conformazione delle nostre città. D’estate, nei centri abitati, si vengono a creare delle vere e proprie “isole di calore urbano”, un fenomeno dovuto prevalentemente alla massiccia presenza di asfalto, edifici e superfici impermeabili che assorbono il calore e lo restituiscono nelle ore notturne, impedendo il normale abbassamento delle temperature. A ciò si aggiunge la scarsa presenza di alberi e aree verdi, che invece contribuirebbero a mitigare l’afa con l’ombra e l’evapotraspirazione.
Questo contesto assume un peso crescente, spiegano gli esperti, anche per un fattore sociale che spesso passa in secondo piano: rispetto al passato, molte famiglie trascorrono periodi di vacanza più brevi e frammentati, con la conseguenza che i bambini restano più a lungo nei centri abitati durante i mesi estivi. Ne deriva un’esposizione alle alte temperature molto più prolungata rispetto a qualche decennio fa.
Stress termico e nervosismo: un circolo vizioso
Se il caldo mette a dura prova il fisico dei bambini, non è da meno l’impatto sul loro umore e su quello degli adulti che li accudiscono. In questi giorni, tra i genitori, impazza l’adagio ironico che recita “Scusa per le cose che ho detto quando c’erano 38 gradi”, ma la realtà è che sotto il profilo fisiologico l’irritabilità ha una spiegazione ben precisa.
Gli esperti confermano che il caldo rende più nervosi e che lo stress termico è in grado di peggiorare gli stati d’ansia: le ondate di calore, infatti, inducono risposte fisiologiche che sono identiche a quelle dell’agitazione, come la tachicardia e la sudorazione eccessiva. Un meccanismo che, negli adulti come nei bambini, finisce per alimentare un circolo vizioso dove il disagio fisico si trasforma in disagio emotivo.
Le regole d’oro per proteggere i bambini dal caldo record
Di fronte a questo scenario, diventa fondamentale adottare alcune precauzioni per proteggere i più piccoli dalle temperature roventi. La prima regola, quella più scontata ma non per questo meno importante, è l’idratazione costante: i bambini, soprattutto se piccoli, non sempre avvertono lo stimolo della sete con tempestività, per cui è necessario offrire loro acqua in abbondanza anche in assenza di richieste esplicite, evitando bevande troppo zuccherate o gassate.
Da limitare drasticamente, poi, le uscite nelle ore più calde della giornata, solitamente quelle comprese tra le 11 e le 18, quando i raggi solari sono più pericolosi. In caso di necessità, è meglio prediligere ambienti ombreggiati e areati, utilizzare indumenti leggeri di cotone e proteggere la testa con un cappellino. Attenzione anche all’alimentazione: pasti leggeri e frequenti, a base di frutta e verdura fresca, aiutano l’organismo a sopportare meglio lo stress del caldo, mentre vanno evitati gli sforzi fisici intensi.
Infine, un occhio di riguardo va all’ambiente domestico: abbassare le tapparelle durante le ore più calde e arieggiare le stanze solo al mattino presto o la sera tardi può fare la differenza per mantenere un microclima accettabile nelle abitazioni.
Il Ministero della Salute rafforza la risposta del Ssn
Il problema, del resto, è ormai salito all’attenzione delle massime autorità sanitarie. Il Ministero della Salute ha diramato nuove raccomandazioni rivolte a tutte le Regioni e le Province autonome, sollecitando un rafforzamento della risposta del Servizio sanitario nazionale.
L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, prevenire gli effetti del caldo sulla salute, concentrandosi in particolare sulle fasce più vulnerabili della popolazione; dall’altro, organizzare la macchina dell’assistenza in modo tale da intervenire prima che l’emergenza sanitaria si traduca in un incremento dei ricoveri e, nei casi estremi, della mortalità. Tra le misure previste, l’attivazione di triage dedicati e una maggiore presenza dell’assistenza sul territorio anche in vista di grandi eventi, dove il rischio di malori legati al caldo aumenta esponenzialmente.
Un cambio di passo, quello richiesto dal Ministero, che tiene conto di una realtà ormai consolidata: le ondate di calore non sono più un’eccezione, ma un fenomeno che, anno dopo anno, si fa sempre più frequente, intenso e prolungato.




