Ponte do Esqueleto, la richiesta di demolizione dopo la morte di Maria: i dettagli dell'inchiesta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'onda d'urto generata dalla morte di Maria Eduarda Rodrigues de Freitas, la ventunenne precipitata nel vuoto da un'altezza di circa quaranta metri dopo essere stata lanciata da un ponte senza alcuna corda di sicurezza, ha portato a un'accelerazione senza precedenti delle procedure per la demolizione della struttura.

Il ponte, noto come "Ponte Scheletro" e situato al confine tra i comuni di Limeira e Cordeirópolis, nello stato di San Paolo, è al centro di un acceso dibattito che vede coinvolti il governo federale, le amministrazioni locali e le autorità giudiziarie, tutte chiamate a fare chiarezza su una vicenda che ha dell'incredibile.

La richiesta di demolizione e le barriere di sicurezza

La richiesta di demolire il Ponte do Esqueleto con un'implosione è stata avanzata ufficialmente dal sindaco di Limeira, Murilo Félix, al termine di un incontro tenutosi lunedì 15 giugno con i rappresentanti della Secretaria do Patrimônio da União (SPU) e dell'Advocacia-Geral da União (AGU). La SPU, ente che gestisce il patrimonio dell'Unione, ha confermato che la proprietà del ponte le è stata ufficialmente trasferita solo nel maggio del 2026 e che non ha mai autorizzato alcuna attività sportiva o ricreativa nella zona.

In attesa di una soluzione definitiva, le autorità hanno concordato un pacchetto di misure urgenti per interdire il sito: la riapertura di un fossato che era stato illegalmente riempito da intrusi per consentire nuovamente l'accesso e l'installazione di barriere fisiche e cartelli di avvertimento per scoraggiare i curiosi. A queste si aggiunge la richiesta del sindaco di coinvolgere la Polizia Federale per indagare su tutti coloro che, nonostante i divieti, continuano a organizzare e pubblicizzare eventi di sport estremi sul ponte.

I dettagli dell'inchiesta e le responsabilità

Sul fronte giudiziario, il caso è finito sotto la lente d'ingrandimento della Polizia Civile, che ha già eseguito diversi arresti e sta cercando di ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto quel tragico sabato 13 giugno. I tre istruttori della società "Entre Cordas" che hanno materialmente lanciato la ragazza, Luis Felipe Feliciano Egoroff (32 anni), Maicon Fernandes Cintra (42 anni) e Vitor de Freitas Goncalves (27 anni), sono stati arrestati con l'accusa di omicidio con dolo eventuale.

Questa tipologia di reato, nel sistema giuridico brasiliano, si configura quando un individuo, pur non volendo direttamente la morte di un'altra persona, compie un'azione pericolosa che espone la vittima a un rischio mortale che poi si concretizza. A questi si sono aggiunti altri tre arresti eseguiti il 19 giugno, tra cui una donna di 29 anni ritenuta dagli inquirenti la leader del gruppo che organizzava l'attività, e un uomo sospettato di essersi impossessato della telecamera GoPro che la vittima indossava per filmare il salto.

Secondo la polizia, ci sarebbero prove di un tentativo di occultamento di prove, con dispositivi elettronici e contenuti digitali che potrebbero essere stati cancellati dopo la tragedia.

Le ammissioni e le lacune della sicurezza

Le parole degli indagati, trapelate dai verbali degli interrogatori, dipingono il quadro di un'organizzazione improvvisata e pericolosamente sprovveduta. Durante l'interrogatorio, l'istruttore Feliciano Egoroff ha ammesso che la responsabilità di agganciare la corda alla ragazza spettava a lui o al collega Fernandes Cintra, ma ha poi affermato di non ricordare i dettagli di quei fatidici istanti precedenti al lancio, dichiarando che "dalla mia mente è stato cancellato".

Fernandes Cintra, dal canto suo, ha detto di non riuscire a comprendere come abbia potuto non vedere la corda, descrivendola come un oggetto molto visibile all'altezza del petto. L'avvocato difensore dei tre ha bollato l'accaduto come un "tragico incidente", sostenendo che il gruppo non aveva mai avuto precedenti problemi di sicurezza.

Tuttavia, questa versione è stata duramente contestata dal presidente dell'Associazione Brasiliana di Rope Jump (BRJA), Marco Antonio Junior, il quale ha rifiutato la definizione di incidente, affermando che la "Entre Cordas" non era una società regolarmente registrata, ma un semplice gruppo di amici che aveva inventato un nome e che operava senza le minime competenze necessarie, circostanza che rende, a suo avviso, pienamente applicabile l'accusa di dolo eventuale.

L'ultimo post e la vittima

Maria Eduarda, conosciuta come "Duda" da familiari e amici, era una studentessa di Educazione Fisica che lavorava come receptionist in una palestra e sognava di costruirsi una carriera nel mondo del fitness. Quella del 13 giugno doveva essere la sua prima esperienza con gli sport estremi, un'avventura per la quale aveva pagato l'equivalente di circa 56 dollari.

Le sue paure e la sua emozione sono rimaste impresse nell'ultimo post pubblicato su Instagram, una foto del ponte con la didascalia: "Chi è stato il pazzo che mi ha lasciato venire a saltare da un ponte?". Un'ironia della sorte che ha trasformato quella domanda retorica in un presagio funesto, rendendo ancora più straziante il racconto di una vita piena di progetti e di un futuro che si è spezzato a causa dell'imperdonabile negligenza di chi avrebbe dovuto proteggerla.

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