Meloni ad Atreju: la stanchezza di un'ora di discorso, il ballo e l'attacco alla sinistra "al kebab"
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Redazione Interno
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Dopo un'ora di intervento inframmezzato dagli applausi, Giorgia Meloni, visibilmente provata dalla prolungata esposizione al microfono, si è concessa un sorso d'acqua prima di rivolgere, in un fuori onda catturato dalle telecamere, un'espressione romanesca alla sua squadra: "Sto a morì". Quella frase, pronunciata a bassa voce mentre il pubblico ancora risuonava, ha rivelato, in un attimo di spontaneità, il logorio fisico che accompagna simili performance, pur nell'energia trasmessa dalla platea. La kermesse di Atreju, giunta alla ventisettesima edizione e definita dalla leader come la più lunga di sempre per la durata di nove giorni, ha visto infatti il suo momento culmine nell'intervento della presidente del Consiglio, che ha chiuso un evento denso di presenze, tra cui i leader del centrodestra e il presidente del partito dei Conservatori e Riformisti Europei.
L'energia restituita dal palco e il ballo
Se il momento privato ha svelato la fatica, quello pubblico è stato invece un concentrato di carica. Il rapporto con la folla, uno degli elementi distintivi dello stile comunicativo della premier, è esploso quando i presenti hanno iniziato a scandire il suo nome. Meloni, rispondendo a quel coro, ha allora iniziato a saltellare sul palco, in un gesto di partecipazione diretta e scarica di adrenalina. "Siete meravigliosi, mi ripagate di ogni notte insonne", ha affermato poi, attribuendo a quel calore la capacità di compensare le ore di preoccupazione e lavoro. Un passaggio che, al di là della retorica dell'evento, sottolinea il meccanismo di restituzione di energia tra il leader e la sua base, considerato da molti osservatori un tratto fondamentale della sua politica.
Il repertorio identitario e l'attacco agli avversari
Nella sua arringa, la Meloni ha lasciato da parte i consueti riferimenti letterari a Tolkien per citare, invece, il filosofo Blaise Pascal e le sue "ragioni del cuore". Ciò non ha significato, tuttavia, un abbandono dei temi portanti della sua narrazione politica. L'attacco alla sinistra è stato netto e costruito su una metafora alimentare, definendola una formazione "al kebab", immagine volta a rappresentare, secondo la prospettiva della premier, un amalgama disorganico e privo di principi solidi. In questo contesto, ha fatto anche riferimento a una nota vicenda di cronaca nera, quella di Garlasco, per sostenere la necessità di una riforma della giustizia tramite referendum, affermando che simili fatti non dovrebbero più accadere per vergogna del sistema.
Il campo largo e le assenze
Un altro punto cardine del discorso è stato la questione del cosiddetto "campo largo", ovvero della possibile coalizione tra le forze moderate. Meloni ha rivendicato a sé il merito di averne ricucito i fili, commentando con una battuta l'assenza dell'avversaria politica Elly Schlein dalla manifestazione: "Chi scappa non ha contenuti". Un'affermazione che, al di là della provocazione, intendeva marcare una differenza di approccio e sottolineare la capacità di aggregazione dimostrata, secondo la sua visione, dal proprio schieramento in occasione dell'evento. La giornata, iniziata con una sala gremita fin dalle prime ore, ha visto alternarsi al microfono i rappresentanti degli alleati, confermando l'immagine di un blocco compatto in chiusura di una maratona politica.




