Missili Usa nel Pacifico: 14 morti in raid anti-droga
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Redazione Esteri
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Le forze armate statunitensi hanno condotto una serie di attacchi letali nell'Oceano Pacifico orientale, colpendo con i missili quattro imbarcazioni, definite "lance", e uccidendo quattordici persone sospettate di appartenere a organizzazioni dedite al narcotraffico. L'operazione, che ha lasciato un solo sopravvissuto, rappresenta l'episodio più cruento dall'avvio della rinnovata campagna dell'amministrazione Trump contro quello che viene descritto come "narco-terrorismo". Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha reso noto l'accaduto attraverso un post sui social media, sottolineando come gli attacchi, tre in un solo giorno, siano stati autorizzati direttamente dal presidente.
Una strategia che si intensifica
Questi raid aerei, iniziati nelle scorse settimane, segnano un'evidente intensificazione dell'impegno militare statunitense nella regione, una strategia che, sebbene non ufficialmente dichiarata come tale, ricorda per modalità e portata alcune operazioni del passato. L'impiego di mezzi come i missili per neutralizzare bersagli così piccoli e mobili come le lance dei trafficanti indica un livello di impegno e una volontà di impiego della forza che vanno ben oltre le semplici operazioni di interdizione. Se ne vedono molti, di questi episodi, che si susseguono con una frequenza crescente, tanto da far parlare alcuni osservatori di un vero e proprio cambio di passo.
Il contesto caraibico e il dispiegamento di forze
Parallelamente alle azioni nel Pacifico, il dispiegamento militare statunitense si sta rafforzando anche nel Mar dei Caraibi, un'area storicamente sensibile per gli interessi di Washington. L'arrivo della nave lanciamissili Uss Gravely in prossimità delle coste del Venezuela, ufficialmente per manovre congiunte, e il trasferimento della portaerei Gerald R. Ford dall'Adriatico verso quelle acque, contribuiscono a disegnare un quadro di pressione militare su due fronti marittimi. Questa concentrazione di asset bellici, tra i più avanzati in dotazione alla flotta, sembra voler mandare un messaggio inequivocabile, riportando alla memoria interventi diretti come quello di Panama di decenni fa.
Le dichiarazioni e la narrazione del "narco-terrorismo"
La terminologia adottata dalle autorità statunitensi, che definisce i presunti trafficanti come "narco-terroristi", non è una semplice scelta lessicale ma delinea un preciso framework operativo e giustificativo per azioni di questo tipo. Attribuire alle organizzazioni criminali una connotazione terroristica, infatti, amplia notevolmente il perimetro di azione consentito e modifica la percezione pubblica della minaccia. Hegseth, nel suo annuncio, ha fatto esplicito riferimento a questa campagna divisiva, che mira a colpire le rotte della droga direttamente in acque internazionali, prima che il carico illecito possa raggiungere il continente.




