Scontri a Milano, identificato un bambino di 11 anni: cosa ha fatto

Scontri a Milano, identificato un bambino di 11 anni: cosa ha fatto
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un bambino di appena 11 anni è il più giovane tra i partecipanti agli scontri a Milano identificati dalle forze dell'ordine dopo le violenze del fine settimana del 17 e 18 ottobre. Il ragazzino, italiano, è stato rintracciato dai carabinieri direttamente a scuola, nella periferia sud-occidentale della città. Il suo coinvolgimento nei disordini è stato ricostruito anche attraverso alcuni filmati diventati virali sui social network, che lo mostrano durante i saccheggi nel centro cittadino. La giovanissima età del minore ha portato l'attenzione anche sulle conseguenze giudiziarie della vicenda.

Il video del ragazzino con il passamontagna e le cinture rubate

Le immagini mostrano il bambino vestito di scuro, con il volto coperto da un passamontagna, mentre si muove tra le strade interessate dalle devastazioni. In uno dei filmati viene ripreso all'uscita del negozio di abbigliamento Luigi Fusaro, in via Dante, all'angolo con largo Cairoli. Attorno al collo porta diverse cinture che sarebbero state sottratte dall'esercizio commerciale durante l'assalto. Altri video lo mostrano vicino a un cestino dato alle fiamme, mentre nelle strade circostanti proseguono i disordini. Le riprese, pubblicate su Instagram e TikTok, sono diventate elementi utili per ricostruire i movimenti dei giovanissimi presenti nelle zone dei saccheggi.

Il minore vive con la famiglia italiana nel quartiere della Barona e frequenta regolarmente la seconda media. I militari dell'Arma lo hanno individuato nell'istituto scolastico lunedì 19 ottobre, dopo aver esaminato le fotografie e i video circolati online. Tra le immagini figura anche una ripresa effettuata domenica pomeriggio nella zona di Cairoli, dove il bambino si avvicina a una persona che lo sta filmando con lo smartphone. In un'altra fotografia compare davanti a una bicicletta in fiamme. La sua identificazione non equivale però a una condanna né dimostra automaticamente una responsabilità per tutti gli episodi di danneggiamento documentati durante le proteste.

Perché il minore non è imputabile e chi è il sedicenne denunciato

La posizione giudiziaria del ragazzino è condizionata dalla sua età. In Italia, chi non ha ancora compiuto 14 anni non è imputabile penalmente: la legge esclude quindi che possa essere processato e condannato per un reato. Per questo motivo, nonostante il coinvolgimento documentato nelle immagini, nei suoi confronti non può essere avviato un normale procedimento penale finalizzato a una condanna. È invece possibile una segnalazione alla procura minorile e ai servizi sociali, che possono valutare gli aspetti relativi alla tutela e alla situazione personale del bambino. Si tratta di interventi distinti dalle sanzioni penali previste per chi ha raggiunto l'età della responsabilità.

Le indagini hanno portato anche all'individuazione di un sedicenne marocchino residente a Desio, in Brianza. Il giovane era comparso in un video girato sabato 17 ottobre sul sagrato di piazza Duomo, mentre indossava il berretto sottratto a un carabiniere della stazione di Crescenzago e rivolgeva gesti offensivi verso la telecamera. I militari lo hanno rintracciato dopo la diffusione del filmato e denunciato a piede libero per devastazione e saccheggio, furto e vilipendio delle Forze armate. Nei suoi confronti non è stato eseguito un arresto perché erano ormai scaduti anche i termini previsti per la flagranza differita.

La risposta del governo: decreto sicurezza e militari in città

Le violenze hanno coinvolto numerosi giovani e provocato danni a negozi e arredi urbani, oltre a ferimenti tra le forze dell'ordine. Domenica la polizia ha fermato per accertamenti 271 persone, tra cui 23 minorenni, mentre gli arresti sono stati 32. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha richiamato l'attenzione sul rischio che ragazzi così piccoli considerino la distruzione di una vetrina uno strumento per ottenere rispetto o la visibilità sui social più importante del proprio futuro. Il governo ha quindi approvato il 20 ottobre un decreto-legge con nuove disposizioni sulla sicurezza pubblica e sul contrasto alla criminalità minorile.

Tra le misure introdotte figurano il reato di partecipazione violenta a una manifestazione, con pene che possono arrivare a cinque anni di carcere e multe fino a 20mila euro, e nuove disposizioni per i ragazzi che abbiano già compiuto l'età minima di imputabilità. Il provvedimento interviene sulla presunzione della capacità di intendere e di volere, prevede l'applicazione della flagranza differita ai minorenni e rafforza la responsabilità economica dei genitori per i danni causati dai figli. Sul fronte dell'ordine pubblico è stato inoltre disposto l'invio di 500 militari dell'Esercito a supporto delle forze di polizia, con un impiego previsto fino alla fine del 2026.

Il 21 ottobre, durante la riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica in prefettura, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che i rinforzi avranno ampia mobilità sul territorio, secondo modalità già adottate in altre città. Il sindaco Giuseppe Sala ha espresso sostegno all'intervento e ha sollevato il problema dell'utilizzo distorto dei social network da parte dei più giovani, indicando la scuola come uno degli ambiti da cui ripartire. Al vertice hanno partecipato anche il prefetto Claudio Sgaraglia, il capo della polizia Vittorio Pisani e i vertici delle forze dell'ordine.

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