Caos urbanistica a Milano: 1.600 famiglie senza casa, cantieri fermi e un grido d’allarme
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Redazione Interno
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Un cofanetto di legno, pieno di chiavi, è diventato il simbolo di un sogno infranto per oltre 1.600 famiglie milanesi. Ogni chiave rappresenta una casa, un appartamento pagato con i risparmi di una vita, ma che oggi rischia di rimanere per sempre un progetto incompiuto. Ieri mattina, davanti a Palazzo Marino, queste famiglie hanno consegnato simbolicamente le chiavi al Comune, sigillandole in tre scatole di legno, in un gesto di protesta carico di frustrazione e disperazione.
Il comitato “Famiglie sospese. Vite in attesa”, nato lo scorso mese, ha organizzato il sit-in per chiedere alle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità di fronte al blocco dei cantieri, causato dalle inchieste della Procura sulle procedure urbanistiche. “1.600 famiglie senza casa, cantieri fermi: serve una legge ‘salva famiglie’ subito!”, recitava lo striscione esposto davanti alla sede del Comune. Un grido d’allarme che risuona in un momento in cui il decreto Salva Milano, pensato per sbloccare la situazione, sembra arenarsi in Parlamento.
Antonino La Lumia, avvocato amministrativista e presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, ha sottolineato che, nonostante esistano tutele legali per chi ha già pagato, il vero problema sono i tempi. «La situazione non ha solo riscontri giuridici, ma anche sociali», ha dichiarato, evidenziando il limbo in cui si trovano migliaia di persone, costrette a vivere in attesa di una soluzione che tarda ad arrivare.
Intanto, il sindaco Beppe Sala, impegnato a Roma per una manifestazione, non era presente alla consegna delle chiavi, ricevuta invece dal capo di Gabinetto. Le famiglie, molte delle quali presenti sotto la pioggia, hanno ribadito di non voler entrare nel dibattito politico o elettorale. «Vogliamo solo entrare a casa nostra», hanno ripetuto, chiedendo che il Comune si faccia carico della loro situazione.




