Beatrice Borromeo, quel suo stile naturale che ruba la scena alla sfilata di Dior a Parigi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’era una luce chiara, quasi primaverile, quel pomeriggio del 3 marzo ai Giardini delle Tuileries, e non solo per il sole che accompagnava la sfilata di Dior, la seconda firmata da Jonathan Anderson per la maison. Tra gli ospiti riparati sotto le strutture in plexiglass, ordinati su quelle iconiche sedie verdi che richiamano le passeggiate nei parchi parigini, lo sguardo cercava i dettagli, le presenze, i volti noti che punteggiano il front row come figurine di un racconto collettivo. E tra questi, quello di Beatrice Borromeo spiccava per una ragione precisa, che va oltre la semplice presenza. Arrivata nella capitale francese dopo aver festeggiato il compleanno del figlio, la moglie di Pierre Casiraghi ha preso posto tra le celebrity, e lo ha fatto con un atteggiamento che è tutto tranne che urlato, quasi volesse lasciare che fossero gli altri a fare sfoggio di sé, mentre lei osservava.
La sua scelta di stile per l’occasione, del resto, parlava chiaro: una gonna lunga di raso, fluida, abbinata a un pull in trompe-l’œil che simulava un secondo maglione annodato sulle spalle, un gioco di stratificazioni che sa di domestichezza elegante, di quella nonchalance che non si impara sui libri di stile ma che appartiene a chi ha la moda nel dna senza esserne schiavo. Non c’era nulla di rigido o di studiato a tavolino, nessuna delle armature sartoriali che talvolta imprigionano chi siede in prima fila. C’era invece una sintonia con il mood della collezione, quella passeggiata romantica e un po’ rococò che Anderson ha voluto evocare facendo sfilare le modelle sullo specchio d’acqua ottagonale punteggiato di ninfee, un omaggio ai Nymphéas di Monet che dalla vicina Orangeraie sembravano osservare la scena.
Del resto, Dior per Beatrice Borromeo è un legame che si rinnova stagione dopo stagione, un rapporto di reciproca fiducia che la vede ambasciatrice discreta ma fedele del brand. Lo si era visto appena un mese prima, alla sfilata haute couture per la primavera estate 2026, quando la sua scelta era caduta su un paio di mom jeans in denim chiaro, quasi polveroso, abbinati a una giacca di velluto nero impreziosita da ricami floreali dal sapore vagamente rétro e a un paio di décolleté con fiocco, quelle che chiamano granny chic per la loro eleganza un po’ retrò. Un look che raccontava una modernità disincantata, lontana dagli stereotipi della principessa in gorgiera, più vicina all’idea di una donna che vive la moda come espressione di sé e non come divisa. Un filo rosso, quello della naturalezza, che ha ripreso e portato con sé anche in questa occasione parigina, dove la sua figura longilinea e il portamento hanno fatto il resto, rendendo superfluo ogni eccesso.




