Mercosur, Lollobrigida plaude alle garanzie ma il fronte agricolo resta diviso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre il governo italiano, attraverso il ministro Lollobrigida, annuncia di aver ottenuto "regole chiare a difesa degli agricoltori" nell’accordo commerciale con il Mercosur, definendolo un patto profondamente diverso da quello in discussione lo scorso anno e dunque sostenibile, dai territori si alza un coro di preoccupazioni che mette in dubbio l’effettiva tenuta di quelle stesse tutele. La trattativa, che vede l’Unione Europea negoziare con il blocco sudamericano composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, procede verso una ratifica che, secondo Bruxelles, porterebbe benefici economici sebbene, come segnalato da uno studio del Parlamento europeo, di portata tutto sommato modesta. Tuttavia, l’assenza di dazi doganali, per molti osservatori, non rappresenta una mera questione di volumi commerciali, bensì una potenziale minaccia esistenziale per interi segmenti del Made in Italy agroalimentare, esposti a una concorrenza basata su standard produttivi e costi sensibilmente differenti.

Le critiche di Coldiretti e l'allarme dal mercato

A conferma di un malessere diffuso, Coldiretti non esita a criticare apertamente il lavoro della Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen, sostenendo che i passi avanti compiuti nei negoziati non siano ancora sufficienti a proteggere adeguatamente il settore. Le perplessità non nascono solo da valutazioni teoriche, ma trovano un riscontro concreto in iniziative come quella dell’ambasciata brasiliana a Roma, la quale ha già organizzato una masterclass per promuovere i propri spumanti sul mercato italiano, dimostrando come l’apertura degli scambi venga colta con tempestività dagli esportatori sudamericani. Un caso emblematico, quello dello spumante, che evidenzia il rischio di una penetrazione commerciale in settori di pregio, mentre si teme che paesi come la Germania possano diventare canali privilegiati per importazioni che, successivamente, finirebbero per erodere quote di mercato alle nostre aziende.

La mobilitazione politica in Italia

La tensione politica attorno al dossier è palpabile e travalica gli schieramenti, come dimostra l’iniziativa congiunta di due deputati regionali siciliani del Partito Democratico, Nello Dipasquale e Dario Safina. I due, dopo un confronto in commissione con le associazioni di agricoltori e allevatori, hanno annunciato l’invio di una lettera formale a tutti i parlamentari europei italiani, sollecitando un intervento per modificare l’intesa prima della ratifica definitiva a Strasburgo. L’appello, che invoca una politica italiana unita per scongiurare ulteriori danni ai produttori, sottolinea come la questione sia sentita in maniera particolare nelle regioni a forte vocazione agricola, dove le conseguenze dell’accordo potrebbero riverberarsi sull’intera economia locale.

Il nodo degli standard produttivi

Al di là delle dichiarazioni politiche, il cuore del contendere rimangono le cosiddette "clausole limate" dagli specialisti comunitari, le quali dovrebbero disciplinare non solo gli scambi, ma anche il rispetto di norme sanitarie, ambientali e di benessere animale. La richiesta del mondo agricolo italiano, in sostanza, è che l’accesso al mercato europeo per i prodotti del Mercosur sia subordinato al rigoroso rispetto degli stessi standard che i produttori comunitari sono tenuti a osservare, un principio senza il quale ogni concorrenza verrebbe falsata alla radice. Su questo punto, la trattativa sembra giocarsi il suo esito più significativo, nel tentativo di bilanciare le opportunità di un mercato ampliato con l’imperativo di non svendere un patrimonio di qualità e sicurezza alimentare costruito in decenni.

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