Flick, la notte di Madrid e il ricordo dell’Inter: “Quella resta la peggiore”. Simeone e le tre dita a Yamal, Lookman trascinatore
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Redazione Sport
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Non basta una vita intera passata in panchina per neutralizzare il peso specifico di certe sconfitte, e Hansi Flick, che di notti difficili ne ha viste e gestite, ieri sera al Metropolitano ne ha aggiunta un’altra alla sua personale collezione di macigni. Il 4-0 incassato dal Barcellona contro l’Atletico Madrid — un risultato che fotografa senza pietà lo scollamento tra la vocazione offensiva dei blaugrana e la chirurgia letale dei colchoneros — avrebbe potuto rappresentare l’abisso per un allenatore spesso abituato a dominare, eppure il tecnico tedesco ha voluto tracciare una gerarchia ben precisa dei suoi fallimenti. Interrogato nello spogliatoio ospite, quello che ti aspetti vibrare di rabbia e delusione, Flick ha gelato i cronisti con una precisazione che è anche una dichiarazione d’intenti: la serata peggiore in assoluto resta quella contro l’Inter, e chi ha memoria delle notti europee sa che il riferimento — netto, senza appello — affonda le radici in una ferita ancora aperta. Il presente, per quanto umiliante, lascia aperto uno spiraglio, e Flick lo ha rivendicato con la testa già proiettata al ritorno del Camp Nou. La rimonta, ha ripetuto, è un obbligo prima ancora che una speranza -5.
Il primo tempo è stato un esercizio di demolizione controllata firmato da Diego Simeone, che ha assistito allo sfaldarsi della retroguardia catalana come si osserva un meccanismo che s’inceppa per un ingranaggio sbagliato. L’autogol di Eric Garcia — beffardo nel rimbalzo irregolare del terreno di gioco — ha aperto una crepa che Griezmann, con il sinistro a giro del professionista che vendica i torti ricevuti, ha trasformato in voragine -2-4. Ma l’architrave della serata, ciò che ha trasformato la sconfitta in un massacro, risponde al nome di Ademola Lookman. L’ex Atalanta, arrivato a Madrid sul gong del mercato invernale per una cifra vicina ai cinquanta milioni di dollari, ha impiegato novanta minuti per legittimare l’investimento: una rete di pregevole fattura, l’assist per il poker di Julián Álvarez — che ha così interrotto un digiuno lungo undici partite — e una capacità di saltare l’uomo che a Madrid, per stessa ammissione dei quotidiani sportivi, non si vedeva da anni -2-6. Il quotidiano AS lo ha celebrato come l’innesto che mancava, quello che sfida il difensore e cerca il fondo, e Lookman, ieri, ha giocato come se vestisse quei colori da una vita, oscurando persino Lamine Yamal, la stella più luccicante del vivaio catalano -2-8.
Se il campo parlava chiaro, la panchina dell’Atletico recitava un copione ben più sopra le righe. Al trentatreesimo, quando Lookman infila il 3-0, le telecamere hanno inquadrato Simeone voltarsi verso la linea laterale e scandire un gesto inequivocabile: tre dita alzate, lo stesso punteggio che in quel momento umiliava l’avversario, indirizzate proprio nella direzione di Yamal -3-9. Il giovane talento del Barcellona ha reagito con stizza, i social si sono naturalmente spaccati tra apologeti dell’agonismo e detrattori della provocazione gratuita, ma la sostanza non cambia: Simeone ha voluto lasciare il segno anche fuori dalla partita, e lo ha fatto con la stessa ferocia con cui i suoi attaccanti colpivano alle spalle della difesa avversaria -9. Non è la prima volta, del resto, che il tecnico argentino sconfina nella polemica diretta — il recente battibecco con Vinícius Júnior in Supercoppa ne è la riprova — e forse, nella notte perfetta del Metropolitano, quella piccola cattiveria è solo il dettaglio che completa un quadro altrimenti troppo asettico -9.




