Champions, il Barcellona si sveglia con un incubo: l’Atletico Madrid vince 2-0 al Camp Nou

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte europea del Barcellona si trasforma in un labirinto senza uscita, e l’Atletico Madrid, fedelissimo alla propria identità, ne approfitta per piazzare il colpo decisivo negli ottavi di finale di Champions League. Al Camp Nou, ribattezzato Spotify Camp Nou per ragioni di sponsorizzazione che nulla tolgono alla solennità del palcoscenico, i Colchoneros di Diego Pablo Simeone sbancano il tempio del calcio catalano con un secco 2-0, frutto di una lettura perfetta degli eventi e di due episodi letali. La squadra di Hansi Flick, pur dominando il possesso palla e provando a imporre il proprio ritmo, si scontra contro un muro difensivo che non concede spazi e contro la propria ingenuità: l’espulsione di Cubarsì al termine del primo tempo rappresenta il vero spartiacque. Il difensore, reo di un fallo da ultimo uomo su Simeone (quello di nome, non l’allenatore), vede prima il cartellino giallo, poi dopo il consueto check al Var l’arbitro Kovacs cambia decisione ed estrae il rosso diretto, lasciando i padroni di casa in dieci per quasi tutta la ripresa.

Sulla conseguente punizione, Julian Alvarez confeziona un piccolo gioiello: destro a giro che si insacca all’incrocio dei pali, senza che il portiere Garcia possa opporsi se non con lo sguardo. Un vantaggio che pesa come un macigno, perché arriva nel momento peggiore per un Barcellona costretto a rincorrere in inferiorità numerica. Nella ripresa, la trama non cambia: i blaugrana spingono, ma l’Atletico resiste e trova il raddoppio con Alexander Sorloth, subentrato freschissimo e abile a finalizzare una ripartenza fulminea. Il norvegese, lasciato inspiegabilmente solo nell’area piccola, non perdona e sigilla il 2-0 che vale una montagna in ottica ritorno.

L’episodio che fa infuriare Flick: mani e doppia ammonizione dimenticate

A partita finita, però, il tecnico tedesco non nasconde la propria rabbia, e stavolta non si tratta soltanto della sconfitta. Hansi Flick punta il dito contro un episodio avvenuto al 54’, quando il difensore dell’Atletico Pubill – già ammonito – raccoglie volontariamente con la mano un pallone proveniente dal rinvio del portiere Musso. Il gesto è inequivocabile: l’atleta ferma la sfera pensando di sistemarla per un successivo rilancio, ma in realtà commette un fallo da cartellino. “Per noi era un rigore chiaro – ha spiegato Flick – e lui era già stato ammonito: quella sarebbe dovuta essere la seconda gialla”. L’arbitro Kovacs, invece, lascia correre, e il Var non richiama la direzione di gara per un riesame. Un’amarezza che si somma a quella per l’espulsione di Cubarsì, giudicata dal tedesco forse severa ma comunque conforme al regolamento.

L’Atletico di Simeone vince la quinta battaglia stagionale

Questo successo rappresenta la quinta sfida stagionale tra le due formazioni, e per Simeone ha un sapore speciale: è la prima volta, da quando siede sulla panchina dei Colchoneros, che il suo team riesce a espugnare il Camp Nou in Champions League. La partita è stata un manifesto del cosiddetto “cholismo”: possesso palla basso (appena il 38%), aggressione sulle seconde palle e ripartenze letali. Il Barcellona, dal canto suo, ha tenuto il pallone per oltre il 60% del tempo, ma senza mai riuscire a creare vere e proprie occasioni da rete, fermato da una retroguardia ospite che ha concesso pochissimo. L’unico vero brivido per Musso, il portiere dell’Atletico, è arrivato su una conclusione da fuori area nella ripresa, prontamente controllata.

La doppia sfida ora si sposta al Metropolitano

Con questo 2-0, l’Atletico Madrid si presenta al ritorno con un vantaggio consistente, ma non ancora decisivo. Il Barcellona, pur ferito e in dieci uomini per gran parte della gara, ha dimostrato di poter creare grattacapi alla difesa avversaria, seppur senza concretezza. Il tabellino dice zero reti per i padroni di casa, ma le occasioni sprecate – soprattutto nella prima mezz’ora – potrebbero diventare un rimpianto. Dalla parte opposta, Simeone può sorridere: il suo blocco ha retto, i cambi (con Sorloth decisivo) hanno funzionato, e la strategia di attendere l’errore altrui ha pagato ancora una volta. L’arbitraggio, inevitabilmente, finirà sotto la lente, con le proteste di Flick che sembrano avere più di un fondamento. Ma per ora, a parlare è solo il risultato: un secco 2-0 che riscrive le gerarchie di questa doppia sfida.

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