Bottas e il fisco italiano, la precisazione: «Non abbiamo problemi a pagare le tasse, ma le richieste retroattive sono frustranti»
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Redazione Sport
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Valtteri Bottas finisce al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni sulle tasse in Italia. Il pilota finlandese, vincitore di dieci Gran Premi e secondo nel Mondiale di Formula 1 nel 2019 e nel 2020, aveva sostenuto che diversi colleghi non sarebbero favorevoli a correre in Italia a causa delle recenti vicende fiscali. Parole che hanno suscitato reazioni e che lo stesso Bottas ha successivamente voluto chiarire, contestando la ricostruzione delle sue dichiarazioni.
Il contesto delle dichiarazioni a Sepang
A riaccendere il dibattito sono state le parole pronunciate dal pilota della Cadillac nel paddock del circuito di Sepang, in Malesia, dove la Formula 1 è impegnata nel recupero del Gran Premio del Bahrain. Bottas, rispondendo a una domanda sull'ipotesi di chiudere la stagione a Imola, aveva spiegato che «nessun pilota vuole correre in Italia per quello che è successo di recente». Il riferimento era alle verifiche fiscali che hanno coinvolto i piloti stranieri dopo i Gran Premi disputati nel Paese.
«Ad Abu Dhabi, invece, non ci sono tasse», aveva aggiunto, osservando che molti preferirebbero gareggiare in un luogo più caldo.
Il recupero fiscale da quasi cento milioni di euro
La vicenda affonda le radici nello scorso aprile, quando la Guardia di Finanza ha avviato accertamenti sulle scuderie di Formula 1 prive di sede in Italia. Secondo la normativa tributaria, i piloti che non gareggiano per team italiani vengono considerati lavoratori autonomi per i redditi prodotti sul territorio nazionale durante i fine settimana di gara a Imola, Monza e Mugello. Le indagini hanno riguardato le imposte sui redditi non versate in relazione agli appuntamenti disputati negli ultimi sette anni.
L'Erario ha recuperato una cifra complessiva vicina ai cento milioni di euro, che i piloti hanno provveduto a regolarizzare. La questione riguarda un aspetto più ampio della mobilità internazionale degli sportivi professionisti, i cui redditi possono essere soggetti a obblighi fiscali nei Paesi in cui vengono prodotti, secondo le norme applicabili e le eventuali convenzioni contro le doppie imposizioni.
La replica di Verstappen
Le parole di Bottas hanno immediatamente provocato la risposta diretta di Max Verstappen. Il pilota della Red Bull ha replicato senza giri di parole: «Ci sono posti peggiori di Imola in cui stare durante l'inverno. Quindi sì, farà un po' più freddo. E ovviamente farà buio un po' prima, ma penso che siamo tutti abbastanza intelligenti da assicurarci di non guidare al buio. Non c'è alcun problema fiscale. Basta pagare le tasse». Una posizione netta, che ha contribuito ad alimentare il dibattito nel paddock malese.
La precisazione del pilota finlandese
Dopo le polemiche, Bottas ha voluto chiarire il senso delle proprie parole, lamentando che alcune parti del suo intervento siano state isolate dal contesto. «Questo è un classico esempio di me che spiego una situazione e poi solo le parti più succose vengono estrapolate dal contesto per farmi apparire in pessima luce», ha spiegato. Il finlandese ha quindi precisato che i piloti non contestano in linea di principio il pagamento delle imposte nei Paesi in cui lavorano. «Noi piloti non abbiamo problemi a pagare le tasse, a patto di essere consapevoli della situazione. Corriamo in molti Paesi e nella maggior parte di essi paghiamo una percentuale specifica. E va bene, purché ne siamo a conoscenza». La difficoltà, secondo Bottas, sarebbe legata soprattutto alla distanza temporale tra le prestazioni sportive e le richieste fiscali. «È un po' frustrante per i piloti che, in questo caso, le indagini siano risalite a sette o otto anni fa», ha aggiunto, spiegando che ai piloti era sempre stato detto che in Italia non era necessaria alcuna dichiarazione.
«Questa situazione si è presentata e, ovviamente, è coinvolta una somma significativa. Sarebbe stato bello saperlo prima».
Domenicali conferma Qatar e Abu Dhabi
La questione fiscale si inserisce in un momento delicato per il calendario della Formula 1. Il campionato dovrebbe concludersi con le gare in Qatar e ad Abu Dhabi, ma l'incertezza legata al conflitto in Medio Oriente aveva spinto a valutare possibili alternative, tra cui Imola. Nelle stesse ore delle polemiche, il presidente e amministratore delegato della Formula 1, Stefano Domenicali, ha confermato ai microfoni di Sky Sport che il finale di stagione resta quello previsto.
«Il calendario l'abbiamo confermato, quindi i Gran Premi che dovrebbero essere gli ultimi due sono quelli già in programma in Qatar e Abu Dhabi», ha detto Domenicali, aggiungendo che «questa è la direzione che abbiamo preso con le informazioni che abbiamo, con le assicurazioni che dobbiamo assolutamente avere». Il numero uno della Formula 1 ha precisato che la strategia verrà applicata fino alla fine dell'anno, pur continuando a monitorare costantemente la situazione internazionale.
Il circuito emiliano resta a disposizione qualora le condizioni dovessero evolvere in modo negativo.
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