La scarpa di Luana e il grido contro le morti sul lavoro: "Sono omicidi"
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Redazione Interno
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Quella scarpa, l’ultima che Luana D’Orazio indossava prima di essere travolta dall’orditoio nella fabbrica tessile di Montemurlo, è diventata il simbolo di una battaglia che non accenna a placarsi. Era il 3 maggio 2021 quando la giovane operaia di 22 anni, assunta con un contratto da mille euro al mese, perse la vita in un incidente che avrebbe potuto essere evitato. Quattro anni dopo, mentre il numero delle vittime sul lavoro supera quota quattromila, la sua storia è tornata al centro del palco durante il comizio del segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri, in piazza della Repubblica a Montemurlo per il primo maggio. Accanto a lui, Emma Marrazzo, la madre di Luana, e Alberto Orlandi, il fidanzato, che ha portato con sé una foto dei loro giorni felici: un’estate a Capraia, l’unica vacanza insieme. «Ci eravamo messi insieme nel 2019, e l’anno dopo era già finito tutto», ha raccontato Orlandi, ricordando con un sorriso amaro quel ritratto in cui Luana, trattenendo il fiato, mostrava una "pancetta" che allora quasi lo imbarazzava.
La tragedia di Luana non è un caso isolato. Solo a Pavia, nel 2024, i decessi sul lavoro sono saliti a 19, sette in più rispetto all’anno precedente, un incremento che colloca la provincia in cima alla lista nera della Lombardia. A peggiorare il quadro, l’impennata delle denunce per malattie professionali presentate all’Inail, passate da 4 a 16, con un tasso di mortalità che tocca i 67,7 casi ogni centomila abitanti. Numeri che parlano di un sistema in cui la precarietà e la catena dei subappalti – spesso incontrollati – moltiplicano i rischi, mentre le tutele latitano. «Serve un cambiamento radicale», è stato il messaggio lanciato dal palco del primo maggio, dove si è tornati a chiedere pene più severe per chi, per negligenza o superficialità, trasforma il lavoro in una trappola mortale.




