Il caso De Maria al vaglio del ministero: omicidi e suicidio dopo il permesso di lavoro
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Redazione Interno
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Il ministero della Giustizia sta esaminando le circostanze che hanno portato Emanuele De Maria, 35enne già condannato per femminicidio nel 2016, a commettere nuovi delitti durante un permesso di lavoro esterno. L’uomo, che scontava una pena di 14 anni per l’omicidio di una prostituta, aveva ottenuto la possibilità di lavorare di giorno in un hotel vicino alla stazione Centrale di Milano, ma venerdì scorso è sparito, innescando una serie di eventi tragici culminati con il suo suicidio dalle terrazze del Duomo.
Secondo le indagini, De Maria avrebbe ucciso Chamila Wijesuriya, una collega 51enne originaria dello Sri Lanka, il cui corpo è stato rinvenuto domenica nel Parco Nord con evidenti segni di violenza. Poche ore prima, sabato, aveva accoltellato ripetutamente un altro collega, Hani Nasr, di origini egiziane, davanti all’Hotel Berna. L’attacco, fortunatamente non mortale, aveva già allertato le forze dell’ordine, che lo cercavano quando si è tolto la vita lanciandosi nel vuoto dopo essere entrato in cattedrale come un normale visitatore.
Le immagini delle telecamere mostrano Chamila Wijesuriya insieme a De Maria poco prima della sua morte, mentre le autorità stanno ricostruendo ogni movimento dell’uomo nei giorni precedenti i fatti. Non è escluso che ci siano ulteriori elementi da chiarire, considerando il sospetto che possa aver commesso altri reati ancora non emersi.
Sul tavolo del ministro Nordio finirà inevitabilmente la concessione del permesso, difesa dall’avvocato di De Maria, secondo cui il detenuto "aveva dimostrato un percorso riabilitativo esemplare". Una posizione che contrasta con le dichiarazioni del sottosegretario Delmastro, il quale ha attribuito la responsabilità ai magistrati: "È uscito a causa dei giudici", ha affermato, senza aggiungere ulteriori dettagli.




