Maxi blitz a Santa Maria Capua Vetere, sgominata banda dedita a droga e omicidi
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Redazione Interno
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Un’organizzazione che, con modalità apertamente mafioso, aveva edificato il proprio potere sul controllo delle piazze di spaccio e sulla gestione di case popolari, non esitando a ricorrere all’eliminazione fisica degli avversari: questo il quadro, desunto dalle intercettazioni e dalle attività investigative, che ha portato all’operazione della Squadra mobile di Caserta. L’azione, condotta nelle prime ore del mattino con un imponente dispiegamento di forze – circa centoventi unità tra poliziotti dei commissariati di Caserta e del Reparto Prevenzione Crimine “Campania”, coadiuvati dal Reparto Volo di Napoli – ha portato all’esecuzione di diciassette ordinanze di custodia cautelare. Tra i destinatari, tre giovani che al tempo dei fatti contestati erano minorenni, segno di una pericolosa tendenza all’arruolamento di giovanissimi nelle file della criminalità organizzata.
La genesi del conflitto e l'omicidio
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha ricostruito le tappe di un aspro e sanguinoso conflitto per l’egemonia sul mercato della droga nel rione ex Iacp. La lite, che aveva visto opposti due gruppi, raggiunse il suo apice cruento nella notte di Capodanno del 2024, quando un uomo venne ucciso. Quel delitto, come spesso accade in queste dinamiche, rappresentò il punto di non ritorno e il passaggio di consegne forzato da un clan all’altro, consolidando la supremazia del sodalizio facente capo a Vincenzo Santone, quarantunenne considerato il vertice dell’associazione. Seguirono, nei mesi successivi, una serie di episodi di violenza e intimidazione, necessari al nuovo gruppo per affermare il proprio dominio incontrastato sul territorio.
La struttura e gli affari dell'associazione
Il gruppo, secondo gli investigatori, era ben strutturato e armato, con compiti specifici assegnati ai vari affiliati. Alcuni di loro, tra cui la compagna ventitreenne del presunto capo, Giulia Buompane, e suoi stretti congiunti, avrebbero avuto ruoli di supporto logistica e di gestione degli illeciti proventi. Il cuore dell’attività criminale rimaneva comunque il traffico di stupefacenti, con un giro d’affari cospicuo legato alla movimentazione di hashish, marijuana, cocaina, crack e ketamina. Il controllo delle case popolari e degli spazi comuni del rione era funzionale a garantire la sicurezza delle operazioni di spaccio e a creare una barriera di omertà, caratteristica tipica dei metodi di penetrazione mafiosa.
Il preoccupante coinvolgimento dei minori
Un aspetto particolarmente allarmante emerso dall’indagine, e sottolineato dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri durante la conferenza stampa, è il ricorso sistematico a minorenni per la commissione di reati gravi. “Si sta verificando sempre più spesso in tutta Italia questo trend”, ha dichiarato Gratteri, riferendosi a una tendenza che vede adolescenti coinvolti in traffico di droga, omicidi e detenzione di armi. I tre minorenni arrestati nell’operazione non erano marginali, ma partecipavano a pieno Titolo alle attività dell’associazione, svolgendo compiti operativi e esponendosi ai rischi più alti di quella vita criminale, un dato che getta un’ombra preoccupante sul reclutamento e sull’erosione dei valori tra le giovani generazioni in certi contesti sociali.




