Lavoro e sicurezza al centro: oltre mille morti l’anno, sindacati in piazza per dire basta
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Redazione Interno
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Tre vittime al giorno, più di mille l’anno: è il bilancio, spietato e inaccettabile, degli incidenti sul lavoro in Italia, tra cantieri, fabbriche e campi. Un’emergenza che Cgil, Cisl e Uil hanno voluto portare al centro del Primo maggio, con manifestazioni in tutta Italia, dalla tradizionale festa romana alle piazze di Brescia, dove oltre quattromila persone hanno chiesto a gran voce l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro.
A Prato, intanto, il ministro del Lavoro Marina Calderone ha partecipato alla cerimonia di intitolazione di una strada a Luana D’Orazio, la giovane operaia morta nel 2021, definendo il gesto "un simbolo per abbracciare tutte le famiglie colpite da queste tragedie". Parole che, però, non bastano a placare la rabbia dei sindacati. Pierpaolo Bombardieri, segretario della Uil, ha paragonato il dolore dei parenti delle vittime a quello delle famiglie dei morti per mafia, sottolineando come dietro ogni numero ci siano "storie spezzate, destini cancellati da norme insufficienti e controlli inefficaci".
Il governo, dal canto suo, ha annunciato 650 milioni in più per la sicurezza, ma le organizzazioni dei lavoratori chiedono misure più incisive, a partire dalla lotta al sistema degli appalti e subappalti, che costringe migliaia di persone in un limbo di precarietà e diritti negati. A Brescia, dove il corteo si è diviso in tre tronconi, il messaggio è stato univoco: "Basta morti sul lavoro". Tra le piazze gremite, accanto alle sigle storiche del sindacato, anche i collettivi antagonisti e i gruppi internazionalisti, che hanno portato in strada altre battaglie, dalla condanna della guerra alla solidarietà con la Palestina




