Mar Rosso, il piano italiano: quattro fregate pronte per il Golfo. Crosetto: «Servono decisioni tempestive»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Italia è pronta a dispiegare fino a quattro unità navali militari nello Stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio strategico che i ribelli yemeniti potrebbero chiudere. Quattro fregate, o navi similari, rappresentano il minimo necessario secondo il governo per rendere sicuri quei circa 20 chilometri di imbuto sul Mar Rosso che gli Houthi minacciano di controllare e sbarrare.

La lettera inviata all’Alto commissario per la Politica estera della Ue, Kaja Kallas, dal ministro della Difesa Guido Crosetto sottolinea «l’urgenza di prendere decisioni efficaci e tempestive» per scongiurare il rischio di una compromissione della rotta.

La richiesta di condivisione dei costi a Bruxelles

Nella missiva, Crosetto mette nero su bianco che l’Italia, in assenza di altri partecipanti di peso alla rinnovata missione Aspides, è pronta a partire da sola, mettendo proprie unità e garantendo la rotta anche per altri Paesi europei. La condizione posta da Roma è però chiara: parte delle spese devono essere condivise dagli altri membri della Ue. Il ministro della Difesa ha richiesto un intervento «deciso e urgentissimo» dell’Unione europea per convincere gli Stati membri a mettere a disposizione nuovi mezzi per Aspides.

La scorta della fregata Carlo Bergamini

Nelle ultime ore, la fregata Carlo Bergamini, impegnata nell’operazione europea Aspides, ha accompagnato il mercantile italiano Jolly Oro, della compagnia di navigazione Ignazio Messina & C., durante il transito dello Stretto di Bab el-Mandeb, in direzione nord. Lo comunica la Marina militare, secondo cui «l’attività rientra nei compiti affidati alle forze navali dell’operazione Aspides». La missione di scorta è stata richiesta direttamente dall’armatore e dovrebbe durare due giorni; la Jolly Oro era partita lo scorso quattro settembre.

Un segnale concreto, arrivato con ottimo tempismo, dell’importanza di mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza della navigazione commerciale nell’area.

Il peso economico dello Stretto di Bab el-Mandeb

La chiusura di Bab el-Mandeb provocherebbe un vero e proprio shock economico. Da quello Stretto passava nel 2023 il 12 per cento del commercio mondiale. In ordine di volume di transiti: tessile e abbigliamento, pelli e idrocarburi, metalli, mobili, legno, vetro, ceramica. In una parola, l’export italiano. Secondo quanto riportato da Reuters, la rotta di Suez veicola circa il 40 per cento del commercio globale dell’Italia. Un autentico disastro, ecco perché Guido Crosetto sente l’urgenza di agire.

La situazione attuale della missione Aspides

A Bab el-Mandeb operano al momento soltanto una fregata italiana e una greca. Una dotazione che non consente di rispondere a tutte le richieste di accompagnamento delle navi commerciali, costrette a lunghe attese con conseguenze immediate sui traffici. Secondo Roma restano come minimo necessarie quattro o cinque navi per coprire l’area molto ampia che congiunge il Mar Rosso meridionale al Golfo di Aden occidentale.

La lettera di Crosetto a Kallas chiede quindi «immediati e addizionali contributi» dagli altri paesi Ue, ma mette anche nero su bianco il piano B: se gli altri stati continuassero a non fornire quella che definisce «la risposta attesa e dovuta», l’Italia è pronta «a farsi carico di un ulteriore sforzo» e a inviare assetti aggiuntivi nell’area.

Con una condizione precisa: se Roma dovesse assumersi da sola maggiori oneri operativi, logistici e maggiori rischi per garantire una rotta che Crosetto definisce «vitale per tutta l’Europa», il costo dovrà essere condiviso da tutti gli stati membri.

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