Roma, il tentato rapimento di una bimba di tre anni davanti a una scuola di Monteverde
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Redazione Interno
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Il personale scolastico, e nel dettaglio le insegnanti, hanno avuto un ruolo fondamentale mercoledì 11 febbraio, quando intorno alle sedici una donna si è presentata alla scuola dell'infanzia comunale Oberdan di largo Ravizza, nel quartiere Monteverde a Roma, cercando di portare via una bambina. La sconosciuta, una donna bionda di età compresa tra i trentacinque e i quarant'anni, sosteneva di essere la babysitter della piccola e per avvalorare la sua tesi, un dettaglio che ha ghiacciato il sangue a chi l'ha ascoltata, ha mostrato al personale una fotografia scattata nel parco antistante l'istituto, dove si vede la bambina intenta a giocare. Le maestre, però, non si sono lasciate ingannare dalla messinscena e, insospettite dall'atteggiamento della donna e dalla sua estraneità al normale viavai di genitori e parenti, hanno richiesto un documento di identità per verificare se fosse tra le persone delegate al ritiro. A quel punto, la falsa babysitter, fingendo anche di non capire la lingua italiana, si è allontanata frettolosamente, sparendo nel nulla prima che arrivasse la volante della polizia, chiamata immediatamente dopo il fatidico momento in cui la richiesta del documento ha smascherato il tentativo. La famiglia, una volta raggiunta la scuola, ha confermato alle forze dell'ordine di non aver mai affidato la bambina a quella persona, sporgendo denuncia.
L’identikit e il giallo della fotografia
Le indagini, coordinate dalla procura di Roma, si concentrano ora sull'identificazione della donna, di cui si cerca di tracciare ogni movimento nelle ore e nei giorni precedenti il fatto. Un passaggio chiave per risalire alla sua identità sarà l'acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, sia quelli interni all'istituto scolastico che quelli pubblici di largo Ravizza e delle vie limitrofe, dove la donna potrebbe essere stata inquadrata mentre giungeva sul posto o, successivamente, mentre si dava alla fuga. Il consigliere capitolino Fabrizio Santori ha sollecitato il Campidoglio a mettere a disposizione degli inquirenti tutte le registrazioni utili, sottolineando la necessità di fare piena luce su quanto accaduto e di rassicurare le famiglie, la cui preoccupazione è palpabile e si riverbera nei messaggi che circolano vorticosamente da un cellulare all'altro -6-10. La domanda che tutti si pongono, e a cui gli investigatori stanno cercando di dare una risposta, è come la donna abbia fatto a ottenere quella fotografia: se l'abbia scattata personalmente, appostandosi nei pressi della scuola, o se l'abbia recuperata dai profili social della famiglia, in un'epoca in cui la condivisione di immagini di vita quotidiana può trasformarsi in un'insidia.
La procedura di sicurezza e il plauso del ministro
L'episodio, pur nella sua gravità, ha evidenziato l'efficacia delle procedure di sicurezza adottate nelle scuole dell'infanzia, dove la consegna dei minori avviene esclusivamente a genitori o a persone munite di apposita delega. Il personale dell'Oberdan, così come quello della Lola Di Stefano, ha seguito pedissequamente il protocollo, chiedendo la delega e, di fronte all'incapacità della donna di esibirla, mettendo in allarme i genitori. Per questo tempestivo e corretto comportamento, il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha espresso il suo apprezzamento, congratulandosi con le insegnanti per la prontezza e il senso di responsabilità dimostrati, sottolineando come la normativa vigente, che impone la riconsegna del bambino solo a figure autorizzate, abbia di fatto impedito una tragedia -1-2. Un plauso che arriva anche dall'assessora capitolina alla Scuola, Stella Squillace, la quale ha rimarcato come il personale abbia attuato correttamente le procedure previste, ponendo la massima attenzione alla tutela del minore -1.
Un secondo caso e le indagini in corso
La pista che gli investigatori seguono con maggior convinzione è quella di un'azione organizzata, magari riconducibile a una rete, sebbene non si escluda nemmeno l'ipotesi di un gesto isolato compiuto da una persona con disturbi mentali. La presenza della fotografia, tuttavia, orienta le indagini verso una premeditazione che rende il fatto ancora più odioso. Gli agenti stanno setacciando il quartiere, parlando con i residenti e con i gestori dei negozi della zona, nella speranza che qualcuno abbia notato movimenti sospetti o possa fornire elementi utili a dare un nome e un volto alla sconosciuta. Nel frattempo, le scuole del XII municipio hanno stretto il cerchio sui controlli, invitando i genitori a rispettare scrupolosamente le regole e a segnalare immediatamente qualsiasi presenza anomala nei pressi degli edifici scolastici. Il tentato rapimento della piccola di tre anni, sventato dall'attenzione delle maestre, rimane al centro dell'attenzione mediatica e delle preoccupazioni dei cittadini, in attesa che la giustizia faccia il suo corso e che la Procura della Repubblica possa presto iscrivere un nome nel registro degli indagati.




