Strage di Calenzano, sicurezza trascurata e responsabilità condivise
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Redazione Interno
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A Calenzano, il vento di tramontana che soffia su piazza Vittorio Veneto non è l'unico motivo per cui oltre mille persone si stringono nei giubbotti e nei piumini. La manifestazione organizzata da Cgil, Cisl e Uil, in memoria di Vincenzo Martinelli, Carmelo Corso, Davide Baronti, Franco Cirelli e Gerardo Pepe, ha portato alla luce la rabbia e il dolore di un'intera regione, che chiede verità e giustizia per le vittime della strage sul lavoro. Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil, ha dichiarato che il governo Meloni ha tante responsabilità quanto le imprese, sottolineando come i tagli agli ispettori del lavoro e alla pubblica amministrazione abbiano contribuito a questa tragedia.
L'esplosione, avvenuta il 9 dicembre, potrebbe essere stata provocata dalla "chiara inosservanza delle rigide regole previste" e da una "condotta scellerata", secondo i pm. La manutenzione straordinaria, affidata da Eni a una ditta esterna, la Sergen srl di Potenza, potrebbe aver innescato la bomba. La procura di Prato ha sequestrato documenti, e-mail, corrispondenza e chat tra Eni e Sergen per verificare se i lavori di manutenzione potevano essere svolti mentre l'impianto di erogazione dei carburanti era in funzione e chi doveva garantire la sicurezza.
La manifestazione, svoltasi nel giorno di lutto per la regione, ha visto la partecipazione di numerosi cittadini e rappresentanti sindacali, che hanno scandito i nomi delle vittime in piazza. La richiesta corale è quella di conoscere la verità e ottenere giustizia per le vittime, mentre si punta il dito contro le responsabilità condivise tra governo e imprese.




