Trump minaccia di chiudere i rubinetti del diesel: l'Europa trema per l'inverno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La frase pronunciata da Donald Trump a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York, ha fatto il giro dei mercati in poche ore. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di essere favorevole a fermare le esportazioni di diesel, spiegando di aver chiesto ai suoi collaboratori di lavorare su questa ipotesi. «Non mandiamo fuori il diesel. Ne produciamo molto», ha detto rispondendo ai giornalisti, precisando che la misura potrebbe avere «un piccolo effetto» sui prezzi interni, ormai arrivati a livelli record.

La reazione europea non si è fatta attendere. Il commissario Ue all'Energia, Dan Jørgensen, ha lanciato un appello affinché Washington mantenga il «libero flusso» di carburante tra le due sponde dell'Atlantico. Intervistato dal Financial Times, il responsabile della politica energetica del blocco ha usato parole pesanti: «Questo inverno potrebbe essere molto, molto brutto e potrebbe essere il peggiore che abbiamo avuto dal 2022».

La dipendenza europea dal diesel americano

I numeri spiegano l'allarme di Bruxelles. Stando ai dati della società di analisi Kpler, lo scorso agosto gli Stati Uniti hanno fornito circa 420.000 barili di diesel all'Unione europea e al Regno Unito, una quantità che rappresenta più della metà del totale importato dal continente in quel mese. Si tratta di un'inversione di rotta rispetto a un anno fa, quando la quota americana si aggirava intorno al 25 per cento.

La ragione di questo aumento è presto detta. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, l'Europa ha dovuto rinunciare al gasolio proveniente dalla Russia, che un tempo era uno dei fornitori principali. Il vuoto è stato in parte colmato dagli Stati Uniti, diventati nel frattempo il principale esportatore mondiale di diesel. Ora che Trump minaccia di chiudere i rubinetti per novanta giorni, il rischio è che oltre 500.000 barili al giorno spariscano dal mercato europeo, una quantità che vale più del 10 per cento del fabbisogno complessivo del continente e che sarebbe difficilissimo, se non impossibile, sostituire in tempi rapidi.

Prezzi record negli Usa e la mossa elettorale

Negli Stati Uniti il diesel ha superato la soglia dei 6,50 dollari al gallone, un livello mai toccato prima. Secondo i dati dell'American Automobile Association, il prezzo medio nazionale viaggia intorno ai 6,52 dollari, più del doppio rispetto ai 2,83 dollari di un anno fa. L'impennata è il risultato di una combinazione di fattori: la guerra condotta dagli Stati Uniti contro l'Iran, che ha sconvolto le rotte del greggio, e gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che hanno ridotto l'offerta globale di prodotti raffinati.

Il timing della sortita presidenziale non è casuale. Il 3 novembre si vota per il rinnovo del Congresso e i prezzi dei carburanti sono diventati una questione politica incandescente, soprattutto negli Stati agricoli del Midwest, dove il diesel alimenta trattori e camion. Alcuni esponenti repubblicani, come il senatore dell'Iowa Chuck Grassley, hanno pubblicamente sollecitato un intervento, sostenendo che il costo del gasolio sta «uccidendo il reddito degli agricoltori».

Le divisioni nell'amministrazione e i dubbi degli esperti

La proposta ha però spaccato l'amministrazione. Il segretario all'Energia, Chris Wright, ha preso le distanze poche ore dopo le dichiarazioni di Trump, affermando che un divieto sulle esportazioni di diesel «non funziona» e potrebbe spingere al rialzo i prezzi di benzina e carburante per aerei. «Se non puoi esportare il diesel che esce dalle nostre raffinerie, finisci i posti dove stoccarlo e devi ridurre la raffinazione», ha spiegato.

Anche gli analisti di mercato guardano con scetticismo alla misura. David Oxley, capo economista per clima e materie prime di Capital Economics, ha osservato che un embargo sulle esportazioni americane aggraverebbe le tensioni già esistenti sul mercato globale del gasolio, facendo salire i prezzi fuori dagli Stati Uniti. Nel medio periodo, ha aggiunto, l'eccesso di diesel sul mercato interno potrebbe paradossalmente costringere le raffinerie a tagliare la produzione, con effetti controproducenti anche per gli stessi americani.

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