Il Libano ferito aspetta il papa tra bombardamenti e la sfida di Unifil
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Redazione Esteri
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Il Libano, un Paese che quotidianamente si confronta con la violazione della tregua da parte dei bombardamenti israeliani, i quali causano morti e feriti con una regolarità drammatica, si prepara ad accogliere il pontefice in un clima di profonda tensione. Le sirene dei droni, che molti cittadini sentono ronzare insistentemente nel cielo, sono la colonna sonora di un'esistenza segnata dallo stress e dalla paura, come testimoniato dall'ultimo grave episodio che ha colpito il quartiere di Dahieh, a Beirut, dove un raid ha provocato numerose vittime e danni ingenti. In questo scenario, che vede Hezbollah intento a perseguire una strategia di vendetta per l'uccisione del suo alto dirigente, il presidente Aoun avanza con determinazione la richiesta del disarmo del gruppo sciita, delineando un quadro politico interno estremamente fragile e diviso.
La missione di pace in un Paese lacerato
A operare in questo contesto, tra macerie e il costante rischio di un'escalation, c'è la missione Unifil, la cui guida, il generale Abagnara, sottolinea come la visita del papa rappresenti un incoraggiamento fondamentale per quanti, come i caschi blu, lavorano instancabilmente per il bene della popolazione. “Dal Pontefice – afferma il generale – ci aspettiamo un sostegno concreto alla pace, perché c’è un bisogno disperato di coraggio e di ascolto”. Riguardo a un eventuale ritiro delle forze Onu, ogni ipotesi di ridimensionamento, qualora fosse contemplata, verrebbe attuata in maniera graduale, per non minare una stabilità già precaria.
Un segno di speranza per una regione in crisi
L'arrivo di papa Leone, che sceglie il Libano per il suo primo viaggio apostolico, viene interpretato dall’Ordine di Malta come “un segno di speranza per l'intero Medio Oriente”, un faro che brilla in un momento di oscurità. Il suo percorso, che toccherà anche Nicea – luogo simbolo dell'unità della fede cristiana – sembra voler lanciare un messaggio chiaro, incentrato sui concetti di “unità” e “pace”. Un'unità che, come quella sperimentata nel primo Concilio ecumenico, non significa appiattimento delle identità, bensì incontro e valorizzazione delle diversità, in un dialogo che supera le barriere.
La tregua congelata e le ferite aperte
Nonostante la tregua fra Israele e Hezbollah, congelata ormai da un anno, il Sud del Libano resta una terra di macerie e di memorie dolorose, dove i mezzi di Unifil si muovono con cautela in un paesaggio ancora segnato dal conflitto. Le violazioni quotidiane del cessate-il-fuoco, che non accennano a placarsi, mantengono viva la minaccia di un ritorno alla guerra totale, alimentando un senso di smarrimento collettivo in una nazione che fatica a trovare una propria stabilità politica e sociale, mentre le divisioni interne sembrano acuirsi proprio quando sarebbe necessario un fronte comune.




