La scossa post-referendum travolge Forza Italia: Gasparri lascia, arriva Stefania Craxi con il placet di Marina Berlusconi
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Redazione Interno
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L’onda lunga della sconfitta al referendum sulla giustizia, quella che già aveva indotto le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi al ministero della Giustizia, non si è fermata ai confini di Fratelli d’Italia. Anzi, ha finito per lambire con una certa violenza anche le sponde di Forza Italia, provocando un avvicendamento ai vertici del gruppo parlamentare di Palazzo Madama che, per tempistica e modalità, porta la firma inequivocabile della regia familiare. A fare le spese del terremoto politico è stato Maurizio Gasparri, capogruppo azzurro al Senato da nove legislature, che nella giornata di giovedì ha rassegnato le dimissioni dopo una raccolta di firme – quattordici su venti senatori – promossa in sordina e culminata con una riunione lampo del gruppo.
Al suo posto, a capo della delegazione forzista a Palazzo Madama, è stata acclamata Stefania Craxi, figura di spessore istituzionale che lascia la presidenza della commissione Esteri per assumere questo nuovo, e certo non meno delicato, incarico. Un passaggio di consegne che, al di là dei comunicati ufficiali e delle rassicurazioni sulla “naturale evoluzione organizzativa”, ha il sapore di un vero e proprio scossone voluto per ridisegnare gli equilibri interni al partito, con la presidente di Fininvest, Marina Berlusconi, a fare da regista silenziosa ma determinata. “A Marina mi lega il sentimento che legava i nostri padri”, ha dichiarato la stessa Craxi uscendo dalla riunione, cercando di smorzare i toni su una spaccatura che, tuttavia, appare evidente a chi osserva i movimenti delle ultime ore.
Il rinnovamento (azzerato) del partito e il ruolo della famiglia Berlusconi
La mossa, formalmente partita da un gruppo di senatori – tra i quali spiccavano i nomi dei ministri Maria Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo – è stata in realtà lungamente meditata ai piani alti di Arcore. Marina Berlusconi, che da tempo sollecitava un ricambio generazionale e di vertice nei gruppi parlamentari del partito fondato dal padre, ha trovato nell’esito del referendum l’acceleratore giusto per forzare i tempi. L’avvicendamento Gasparri-Craxi è stato letto non solo come un atto dovuto dopo la sconfitta referendaria, ma anche come un segnale preciso indirizzato al segretario Antonio Tajani: la leadership, pur confermata, deve fare i conti con una maggiore ingerenza della famiglia sulla linea politica e sugli assetti organizzativi.
Se Gasparri, considerato un esponente vicino a Tajani, ha pagato il prezzo di un malcontento covato per mesi – aggravato dalle divergenze sulla strategia politica e sulla gestione del partito – Stefania Craxi rappresenta invece una figura di garanzia, capace di ricucire lo storico sodalizio tra i due fondatori del centrodestra italiano, Silvio Berlusconi e Bettino Craxi, rilanciandolo in chiave femminile. La nuova capogruppo, nel tentativo di ridimensionare le polemiche interne, ha parlato di “avvicendamento in cantiere da tempo”, ironizzando con i giornalisti sulle difficoltà del ruolo (“devo prima di tutto trovare un parrucchiere”) e negando che la sconfitta del Sì al referendum sia stata il fattore determinante.
Meloni assume l’interim del Turismo tra le macerie di una maggioranza sotto stress
Mentre dentro Forza Italia si consumava il cambio della guardia a Palazzo Madama, il quadro politico generale continuava a mostrare le crepe di una coalizione messa a dura prova dalle conseguenze del voto. La premier Giorgia Meloni, dopo aver assistito alla scia di dimissioni che ha interessato il ministero della Giustizia, ha deciso di assumere personalmente l’interim del dicastero del Turismo, lasciato vacante – dopo una lunga trattativa – dalla ministra Daniela Santanchè. Una scelta, quella della titolarità ad interim, che sottolinea la difficoltà di trovare un equilibrio nei rimpasti e la volontà di tenere sotto stretto controllo una partita, quella turistica, fondamentale per l’economia nazionale.
La giornata di giovedì ha dunque restituito l’immagine di un centrodestra in affanno, costretto a rincorrere gli eventi dopo il verdetto popolare del referendum. Le dimissioni di Gasparri, arrivate dopo una lettera firmata dalla maggioranza dei senatori del suo stesso gruppo, rappresentano forse il capitolo più significativo di questa fase di assestamento post-referendario. E se l’attenzione ora è concentrata su cosa accadrà alla Camera, dove il capogruppo Paolo Barelli – fedelissimo di Tajani – resiste ma appare sotto osservazione, l’impressione è che la “scossa” avvertita da Forza Italia sia destinata a riverberarsi ancora a lungo negli equilibri di governo.




