Forza Italia, la resa dei conti parte dal Senato: Gasparri lascia, arriva Craxi con il benestare di Marina Berlusconi
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Redazione Interno
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La lunga scia di malumori che ha attraversato il centrodestra dopo la sconfitta referendaria ha trovato il suo primo, tangibile epilogo in Forza Italia, con un avvicendamento che, per certi versi, era nell’aria da mesi ma che solo ora, complice la debacle elettorale, è diventato irreversibile. Maurizio Gasparri, storico senatore e uomo di fiducia del segretario Antonio Tajani, non è più il capogruppo dei senatori azzurri. La decisione, maturata nel giro di poche ore convulse, ha visto come protagonista silenziosa ma determinante Marina Berlusconi, la primogenita del fondatore, che da dietro le quinte ha spinto per un ricambio generazionale e politico ai vertici del partito, scegliendo di puntare su Stefania Craxi per prendere il testimone a Palazzo Madama.
La miccia che ha fatto esplodere la situazione è stata una lettera sottoscritta da quattordici senatori su venti, un numero più che sufficiente per determinare un cambio al vertice del gruppo. Tra i firmatari figurano nomi di peso non indifferente, come i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati, oltre al viceministro Francesco Paolo Sisto e al sottosegretario Alberto Barachini, a dimostrare come la fronda interna non fosse limitata alla cosiddetta “minoranza” del partito, ma coinvolgesse direttamente esponenti di spicco del governo. A organizzare la raccolta di quelle firme, spiegano fonti parlamentari, è stato Claudio Lotito, senatore e presidente della Lazio, il quale avrebbe agito di concerto con le indicazioni arrivate da Milano, dove la famiglia Berlusconi aveva già manifestato, nelle settimane precedenti, la volontà di imprimere una svolta all’azione del partito, invocando un rinnovamento che non fosse più solo programmatico ma anche nei ruoli. A Gasparri, messo alle strette, non è rimasto che gestire l’uscita di scena: con una nota ufficiale ha parlato di “decisione autonoma”, lasciando intendere di aver compreso i tempi e le modalità di un passaggio ormai inevitabile per chi, come lui, vanta un lungo percorso all’interno del partito.
L’asse tra le due dinastie e la regia silenziosa di Marina
Se la rimozione di Gasparri rappresenta il primo atto formale, la sostanza del cambiamento risiede nella figura chiamata a sostituirlo. Stefania Craxi, attuale presidente della Commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama, è stata indicata come nuovo capogruppo, un passaggio che il segretario Tajani ha cercato di blindare con un annuncio anticipato, arrivato addirittura un’ora prima della riunione ufficiale dei senatori, nel tentativo di contenere la tensione che si respirava nell’aria. L’operazione, però, porta una firma ben precisa: quella di Marina Berlusconi, che con questo avvicendamento ha voluto rilanciare l’antico sodalizio tra le famiglie Craxi e Berlusconi, stavolta in chiave femminile. I commenti trapelati negli ambienti di Fininvest parlano di un sentimento che legava i rispettivi padri e che ora si rinnova tra le eredi, con la presidente di Mondadori che non ha esitato a congratularsi pubblicamente con la nuova capogruppo, sottolineando come “quei due lassù staranno ridacchiando”, in un chiaro riferimento a Silvio Berlusconi e Bettino Craxi.
La riunione convocata nel pomeriggio al Teatro dei Servi, a pochi passi da Fontana di Trevi, ha avuto il sapore di un passaggio di consegne volutamente pacificato, sebbene i nervi fossero tesi. A fare da mediatrice è stata la ministra Anna Maria Bernini, che non aveva firmato la lettera contro Gasparri e che, dopo le dimissioni formali dell’ex capogruppo, ha rotto il silenzio propendendo per l’acclamazione della Craxi, evitando così una votazione che avrebbe potuto lasciare strascichi. In prima fila ad assistere alla scena c’erano Gianni Letta, storico braccio destro del Cavaliere, insieme ad altri fedelissimi della dinastia come Cristina Rossello e i deputati Ugo Cappellacci e Rita Dalla Chiesa, un vero e proprio endorsement che ha sancito come la nuova fase di Forza Italia sarà caratterizzata da un coinvolgimento più diretto – anche se mai formale – della famiglia.
Il futuro di Tajani e la scossa dopo il voto referendario
Per Antonio Tajani, che ha dovuto incassare il colpo da Parigi mentre partecipava alla riunione dei ministri degli Esteri del G7, l’avvicendamento rappresenta un netto ridimensionamento della sua influenza interna. Il segretario azzurro, che nei giorni precedenti aveva avuto contatti telefonici con Marina Berlusconi nel tentativo di arginare l’emorragia di consensi interni, si è trovato costretto ad accettare una sostituzione che colpisce uno dei suoi uomini più vicini. Per contenere i danni e cercare di riequilibrare il peso tra le due anime del partito, è stato concordato che Gasparri passerà a presiedere la Commissione Esteri, lasciata libera proprio da Stefania Craxi, una sorta di paracadute d’onore che dovrebbe garantire la continuità della sua presenza nelle stanze che contano. Tuttavia, la mossa ha aperto una crepa destinata probabilmente ad allargarsi: se al Senato la partita è chiusa, alla Camera l’attenzione si è spostata su Paolo Barelli, altro fedelissimo di Tajani, la cui posizione appare ora più esposta. Le voci che circolano a Montecitorio parlano di una possibile sostituzione con Deborah Bergamini, sebbene al momento non vi siano i numeri per replicare la “rivolta” dei 14 senatori, e la resistenza del gruppo sembra reggere.
La tempistica dell’operazione non è casuale: arriva a tre giorni esatti dalla pesante sconfitta referendaria, un verdetto delle urne che ha colpito con particolare durezza Forza Italia, partito che aveva fatto della riforma della giustizia una delle sue battaglie storiche. In questo contesto, la richiesta di rinnovamento avanzata da Pier Silvio e Marina Berlusconi ha trovato terreno fertile, trasformando un malessere latente in un’azione concreta. L’obiettivo dichiarato è quello di “aggiungere senza sostituire”, secondo la formula coniata negli incontri estivi a Cologno Monzese, ma di fatto si è consumato un vero e proprio ribaltone che ridisegna gli equilibri interni. Mentre Gasparri incassava le dimissioni forzate, Tajani si è affrettato a ringraziarlo pubblicamente per la “lealtà e la dedizione”, ma il messaggio per il resto del partito è stato chiaro: dopo la sconfitta referendaria, nessuno può ritenersi al riparo da una scossa che, partita dal Senato, potrebbe presto contagiare l’intera architettura del partito.




