Concordato preventivo, un boomerang per il fisco
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Redazione Economia
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Il concordato preventivo biennale, introdotto con l'intento di far emergere i redditi degli autonomi, si sta rivelando un fallimento. Questo strumento, pensato per incentivare i titolari di partita IVA a dichiarare i propri redditi, ha creato un corto circuito che rischia di ridurre il gettito fiscale e aumentare l'evasione. La destra, sollecitata dalle associazioni dei commercialisti, sta considerando di riaprire i termini del concordato, scaduti il 31 ottobre, nonostante le critiche del responsabile economia del Pd, Antonio Misiani, che ha definito questa mossa "penosa".
Il governo Meloni-Giorgetti ha offerto una sanatoria agli evasori, permettendo loro di pagare una sanzione ridotta rispetto all'importo dovuto. Ad esempio, chi ha evaso 100 mila euro pagherà solo 7.500 euro di sanzione, una cifra irrisoria rispetto ai 138 mila euro dovuti. Questo condono, sebbene conveniente per gli evasori, rischia di essere un flop. Giuseppe Canto, dottore commercialista e fondatore dello Studio Canto, ha commentato che, a fronte di una platea di circa 4 milioni di partite IVA, le adesioni al concordato potrebbero arrivare a malapena a 500.000 contribuenti.
Il concordato preventivo biennale, quindi, non solo non ha raggiunto l'obiettivo di far emergere i redditi degli autonomi, ma ha anche creato incentivi perversi che potrebbero portare a una diminuzione del gettito fiscale e a un aumento dell'evasione. La riapertura dei termini del concordato potrebbe essere vista come una scelta di buon senso, ma rischia di essere solo un palliativo temporaneo che non risolve i problemi strutturali del sistema fiscale italiano.




