Zelensky, la solitudine del potere e l'inverno dell'Ucraina
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Redazione Esteri
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Mentre i russi continuano la loro lenta ma inesorabile avanzata verso Pokrovsk, conquistandone il territorio palmo a palmo, sul tavolo del presidente ucraino si accumulano, oltre alle mappe militari, le indiscrezioni che filtrano da Washington riguardo al piano di pace elaborato dall'amministrazione Trump. Un negoziato, questo, che si sta svolgendo in canali riservati con Mosca, scavalcando deliberatamente non solo Kiev ma anche le istituzioni dell'Unione Europea, in una mossa che riflette il pragmatico e spesso imprevedibile stile diplomatico del presidente americano. La situazione, per sua natura opaca e in divenire, richiederebbe, in un contesto ideale, una sospensione del giudizio in attesa che i contorni dell'accordo proposto diventino più nitidi; l'urgenza dettata dagli eventi sul campo, però, non concede questo lusso.
L'Europa si muove, senza Kiev
Parallelamente a queste manovre diplomatiche, che qualcuno definisce già un “diktat”, l'Europa mostra i muscoli con un'iniziativa concreta di difesa. Sotto la guida della Lituania, otto paesi hanno dato vita a un “corridoio logistico” militare, un'infrastruttura concepita per trasformare il continente in un unico spazio strategico dove far scorrere divisioni e mezzi corazzati con la stessa fluidità con cui, in tempo di pace, transitano le merci. Questo progetto, a cui si dedicano molti, nasce dalla percezione ormai radicata nei paesi del fianco orientale della NATO, i quali considerano la minaccia russa non più un'ipotesi astratta bensì un pericolo concreto e imminente, da fronteggiare con una mobilità senza intoppi.
Il fronte interno e l'ombra della corruzione
A minare la già precaria posizione di Zelensky, tuttavia, non contribuiscono soltanto le mosse degli alleati o del nemico. Il suo stesso sistema di potere, quello che per anni ha sostenuto l'ascesa del comico divenuto capo di stato, sta mostrando profonde crepe al suo interno, scosse da un vasto scandalo corruttivo le cui indagini stanno mettendo in luce un reticolo di illeciti che rischia di paralizzare l'apparato governativo. È in questo quadro di instabilità politica, che si somma alla pressione militare, che il leader ucraino si ritrova ad affrontare la sua prova più difficile, vedendo erodersi il consenso sia all'estero che in patria.
L'incombente crisi energetica
A gravare ulteriormente sulla popolazione, già stremata da anni di conflitto, è la situazione energetica, con gli esperti che prevedono un inverno estremamente duro. Le autorità, le quali ammettono senza mezzi termini la continuità degli attacchi russi contro le infrastrutture critiche del paese, esortano i cittadini a prepararsi per prolungate interruzioni di elettricità. Il modello seguito, dopo ogni bombardamento, prevede blackout d'emergenza seguiti da un parziale e graduale ripristino del servizio; un ciclo logorante che spinge gli ucraini a fare scorte di beni di prima necessità, tra i quali, si suggerisce, non sarebbe superfluo includere il denaro contante.




