Landini denuncia l'assalto esplicito al sindacato dopo gli spari alla Cgil di Primavalle
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Redazione Interno
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Cinque colpi di pistola, sparati contro la serranda della sede Cgil in via Michele Bonelli, nel quartiere romano di Primavalle, hanno segnato un confine netto. I bossoli ritrovati all’interno, assieme ai fori di proiettile di grosso calibro, disegnano una mattina di inizio anno che i lavoratori del vicino Caf si sono trovati davanti, riaperta la sede dopo le festività. Un atto, come l’ha definito senza esitazioni il segretario generale Maurizio Landini, che va ben oltre il vandalismo occasionale, configurando piuttosto una minaccia premeditata e diretta.
Il salto di qualità nell'intimidazione
Landini, recatosi personalmente nella sede colpita, ha tracciato una linea precisa nell’interpretazione del gesto, che – a suo giudizio – rappresenta un’evoluzione pericolosa. «Non c’è dubbio che siamo di fronte a un salto di qualità», ha affermato, sottolineando come il sindacato si trovi in una fase caratterizzata da «un assalto, un attacco esplicito». Una provocazione che, nelle sue parole, non ha sortito l’effetto sperato dagli autori, ma anzi rafforza la determinazione a «rilanciare con ancora più forza il ruolo che un'organizzazione sindacale deve svolgere», essendo un presidio vicino alle persone e ai loro problemi concreti.
La risposta immediata e la ripartenza
La reazione del sindacato è stata immediata e di netta condanna, ma anche operativa. Landini ha annunciato che la sede verrà riaperta subito, a simboleggiare una non negoziabile volontà di resistenza, mentre si attende il lavoro investigativo delle forze dell’ordine per far luce sulle dinamiche e le responsabilità di un episodio che ha colpito «la casa dei lavoratori». L’intimidazione, per come viene percepita dalla dirigenza della Cgil, si inserisce in un clima più ampio di ostilità, che pretende di mettere a tacere una voce scomoda.
La mobilitazione politica e sociale
Alla fermezza del sindacato ha fatto eco l’adesione al presidio di protesta indetto per il giorno successivo da parte di esponenti politici, tra cui Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Partito Democratico con delega al Terzo Settore e consigliera regionale del Lazio. La sua partecipazione, annunciata tramite una nota, sottolinea la percezione trasversale della gravità dell’accaduto, considerato un attacco non solo a un’organizzazione, ma a un presidio di democrazia e rappresentanza. Un gesto che, seppur grave, sembra avere galvanizzato una risposta collettiva.




