Sayf, il secondo posto a Sanremo e l’abbraccio alla madre Samia: «Come fotografare un ricordo»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ha il volto pulito di chi non ti aspetti, Sayf, quel misto di timidezza e sicurezza che alla fine, serata dopo serata, ha conquistato il pubblico del Festival. Il rapper genovese, classe 1999, si è piazzato secondo al termine di una volata finale che lo ha visto competere testa a testa con Sal Da Vinci, il vincitore di questa settantaseiesima edizione della kermesse. Una differenza di pochi decimali, lo 0,3 per cento per la precisione – con il cantante napoletano al 22,2 per cento e Sayf fermo al 21,9 – a sancire un risultato che sa comunque di impresa per chi, fino a pochi giorni fa, era considerato l’outsider per eccellenza.
Il momento che però ha rubato la scena, quello che davvero è rimasto impresso nella memoria degli spettatori, non è stato tanto l’annuncio della classifica quanto l’esibizione della serata finale. Sayf, durante l’esecuzione di Tu mi piaci tanto – il brano scritto con Giorgio De Lauri e Luca Di Blasi che mescola rap e cantautorato con citazioni che vanno da Cannavaro a Tenco – è sceso in platea, ha preso per mano la madre Samia, seduta tra il pubblico, e l’ha portata sul palco. Lei, elegante in un lungo abito blu, si è lasciata guidare dal figlio in un ballo improvviso mentre la canzone continuava a scorrere, e alla fine è arrivato quell’abbraccio lungo, sotto i riflettori, con Carlo Conti che le ha omaggiato un mazzo di fiori.
Le parole in conferenza stampa e il significato di un gesto
«La mamma è la cosa più importante della vita, spero di tutti», ha raccontato poi Sayf in conferenza stampa all’indomani della finale, commentando quel gesto che aveva fatto il giro dei social e dei tg. Una dichiarazione secca, priva di retorica, che però lasciava trasparire tutta la sincerità di un rapporto. Portarla sul palco, ha spiegato ancora, è stato come «fotografare un ricordo bello di questa esperienza», una sorpresa che la madre non si aspettava e che lui ha potuto regalarle proprio nel momento più importante della sua carriera.
Del resto il tema delle madri, in questa edizione del Festival, sembrava essere quasi un filo conduttore. Poco dopo l’esibizione di Sayf, anche Samurai Jay era sceso in platea per abbracciare sua madre, modificando addirittura una parte del testo di Ossessione per inserire un messaggio vocale registrato da lei in napoletano. Ma nel caso di Sayf, figlio di padre italiano e madre tunisina cresciuto tra Genova e la Liguria di Levante, quella presenza femminile sul palco assumeva anche un significato più profondo, quasi identitario, intrecciato con le sue stesse radici e con quel modo di fare musica che mescola generi e culture senza mai forzare la mano.
Il televoto premia l’underdog, la sala stampa sceglie Sal Da Vinci
La dinamica del voto, del resto, ha confermato quanto il pubblico a casa avesse fatto suo il brano di Sayf molto prima che la critica si accorgesse di lui. Se la sala stampa e le radio hanno infatti premiato in modo più netto Sal Da Vinci e la sua Per sempre sì, il televoto ha invece incoronato il rapper genovese, decretando quel testa a testa che solo nella Superfinale ha visto prevalere il cantante napoletano. Una dinamica che qualcuno, nei corridoi dell’Ariston, ha paragonato allo scorso anno, quando Lucio Corsi era stato la vera rivelazione della kermesse pur senza vincere.
Sayf, dal canto suo, ha preso il secondo posto con la filosofia di chi in questa avventura ci è arrivato quasi per caso, senza aspettative ma con la consapevolezza di avere qualcosa da dire. «Uno parte senza sperare niente», ha commentato a caldo, «poi arrivi lì ed è come perdere ai rigori». Una metafora calcistica che gli calza a pennello, lui che da ragazzo – come ha raccontato più volte – il calcio lo giocava davvero e che Sanremo lo paragona alla nazionale: «Se ti chiamano, che fai, non ci vai?».
Dall’anonimato al podio: la costruzione di un’identità artistica
E dire che l’impatto iniziale con il grande pubblico non era stato dei più semplici. I lunghi dread, i baby hair pettinati a formare una piccola frangetta, un look che nelle prime serate alternava pellicce di Roberto Cavalli a completi gessati di GCDS, avevano spiazzato chi non lo conosceva. «Ma chi ca**o è Sayf?», si erano chiesti in molti dopo la prima apparizione sul red carpet. Ma lui, gradualmente, ha scalfito quella patina di diffidenza facendo parlare la musica e la personalità.
La svolta è arrivata con la serata delle cover, dove in duo con Alex Britti e Mario Biondi su Hit the Road Jack ha mostrato una versatilità e una presenza scenica che pochi si aspettavano. E poi il testo del suo brano, Tu mi piaci tanto, che a un ritornello orecchiabile e quasi ossessivo ha affiancato strofe di peso, capaci di fotografare un’Italia contraddittoria tra alluvioni, voglia di amare e citazioni colte. Un mix che Sayf stesso ha definito un insieme di «fotografie, momenti passati, ricordi vissuti in prima persona e cose apprese crescendo», dove l’amore e la salvezza si intrecciano con la durezza della strada.
Con i suoi look curati dalla stylist Carlotta Aloisi – via via sempre più azzeccati fino al completo bianco Moschino della finale con frange che ricordavano i suoi dread – Sayf ha dimostrato che si può conquistare il podio senza sparare fuochi d’artificio, ma semplicemente essendo sé stessi e raccontando, con autenticità, il proprio mondo.




