L'Ispettorato nazionale del lavoro rischia l'assorbimento al ministero
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Redazione Interno
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Le mani del ministero del Lavoro, guidato da Marina Elvira Calderone, si stanno stringendo attorno all’Ispettorato nazionale del lavoro, prefigurando un suo possibile smantellamento a partire da gennaio 2026, una volta approvata la legge di bilancio. Questo scenario, che comporterebbe la fagocitazione dell’ente all’interno degli uffici ministeriali, rappresenta il culmine di una lunga fase di tensioni e di difficoltà operative, come dimostrano le mobilitazioni che in queste ore stanno coinvolgendo il personale su tutto il territorio nazionale. “Lo smantellamento dell’Ispettorato, come emerge da una dichiarazione del capo di gabinetto Mauro Nori, è un epilogo che ci aspettiamo da tempo” afferma Micaela Cappellini, ispettrice del lavoro e coordinatrice della Fp-Cgil Toscana all’interno dell’Inl, sottolineando come la minaccia sia percepita come concreta e imminente da coloro che, ogni giorno, sono chiamati a svolgere i controlli.
Scioperi e presidi per chiedere rinforzi
La protesta, che ha visto aderire sia gli ispettori sia il personale amministrativo, nasce da un malcontento profondo, alimentato dall’esclusione dell’ente da qualsiasi misura di potenziamento, sia essa di carattere economico, strumentale o, soprattutto, di organico. A Ravenna, dove la struttura è accorpata a quella di Ferrara, il personale ha incrociato le braccia, unendosi allo stato di agitazione nazionale proclamato da Fp-Cgil, Uilpa Uil e Usb PI; una scelta dettata dalla necessità di reclamare quelle risorse che sono ritenute indispensabili per garantire controlli efficaci contro il dilagante fenomeno dello sfruttamento lavorativo e per assicurare una tutela concreta della sicurezza sui luoghi di lavoro. La situazione, del resto, è resa ancor più critica dai carichi di lavoro crescenti, che ricadono su un numero di dipendenti giudicato ampiamente insufficiente a fronteggiare l’ampiezza dei compiti istituzionali.
Una delegazione sindacale in Prefettura
Anche a Lucca, nella mattinata, i lavoratori dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro hanno organizzato un presidio davanti alla Prefettura, un gesto plateale per rendere visibile una protesta che altrimenti rischierebbe di rimanere confinata dentro gli uffici. In quell’occasione, una delegazione sindacale composta da rappresentanti delle tre sigle promotrici dello sciopero è stata ricevuta dal Vice Prefetto Aggiunto, un incontro formale che, tuttavia, segnala l’urgenza di trovare una mediazione per una crisi che mina le fondamenta stesse dell’attività ispettiva. Le rivendicazioni, che spaziano dalla carenza di personale alla mancanza di tutele adeguate, trovano un punto di convergenza nella richiesta di un rafforzamento strutturale dell’organismo, nato nel 2015 con l’obiettivo di unificare le funzioni precedentemente svolte in modo frammentato dal ministero e da enti come Inps e Inail.
Le origini di un progetto controverso
L’idea di chiudere l’Ispettorato nazionale del lavoro e di trasferirne le funzioni all’interno del ministero non è, in verità, una novità assoluta per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. La ministra Calderone, la cui figura è stata al centro di polemiche per il suo passato professionale, aveva già accarezzato questo progetto all’inizio della legislatura, suscitando immediatamente l’allarme delle forze sindacali, già alle prese con problematiche legate ai salari e con un progressivo indebolimento dell’apparato. La nascita dell’Inl come agenzia pubblica aveva rappresentato, sette anni fa, un tentativo di razionalizzare e potenziare l’attività ispettiva a livello nazionale, un processo che, di fatto, aveva portato al blocco delle assunzioni del personale ispettivo negli enti previdenziali, concentrando le competenze in un unico soggetto che oggi rischia di scomparire, assorbito dall’apparato ministeriale.




