Scontro Ue su debito comune, la Germania affonda la proposta di Macron

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Alla vigilia di un vertice europeo cruciale, dedicato alla competitività del continente, l’ennesima divergenza tra Francia e Germania rischia di offuscare il dibattito e di rallentare la ricerca di una posizione comune. Il presidente francese, in una intervista concessa a un ampio ventaglio di giornali europei, ha rilanciato con forza l’idea di ricorrere a nuovi prestiti comuni, i cosiddetti eurobond, per raccogliere fino a 1.200 miliardi di euro all’anno. Lo scopo, come ha spiegato Macron, è quello di finanziare massicciamente settori strategici come la difesa e l’intelligenza artificiale, colmando così il ritardo strutturale rispetto a Stati Uniti e Cina e tentando, in prospettiva, di sfidare l’egemonia del dollaro. Una proposta, la sua, che arriva dopo altre tensioni tra i due paesi, le cui relazioni diplomatiche – è il caso di ricordarlo – sono state recentemente attraversate da frizioni anche su altri dossier complessi, come quello relativo allo sviluppo di un nuovo caccia di ultima generazione.

La risposta netta di Berlino

La reazione tedesca non si è fatta attendere ed è stata di netto rifiuto, confermando una linea di prudenza che Berlino non abbandona da tempo quando si discute di mutualizzazione del debito. Un funzionario del governo tedesco, vicino al cancelliere Friedrich Merz, ha bollato l’ipotesi francese come una “distrazione” dal vero tema all’ordine del giorno, che secondo la visione tedesca è il miglioramento della produttività delle economie europee. Una presa di posizione che appare come un tentativo di riportare il dibattito su binari più ortossi, evitando di riaprire un capitolo – quello degli strumenti di indebitamento comuni – che divide da anni i paesi del Nord e quelli del Sud dell’Unione e che era stato eccezionalmente superato solo con lo strumento del Next Generation Eu in risposta alla pandemia.

Le ragioni di una frattura

La proposta di Macron, che alcuni osservatori interpretano come una classica mossa pre-vertice per orientare l’agenda e testare le acque, si scontra dunque con il consolidato approccio tedesco, sempre molto cauto nell’assumere rischi finanziari collettivi senza garanzie di rigore e riforme strutturali da parte dei partner. Il presidente francese, da parte sua, ha usato toni allarmati, invitando gli europei a resistere alla tentazione di un “codardo senso di sollievo”, destinato a rivelarsi effimero di fronte alle sfide geopolitiche ed economiche della contemporaneità. Ma le parole, sebbene accorate, sembrano urtare contro un muro di realismo economico, che a Berlino viene considerato l’unica base possibile per una crescita solida e duratura, lontana dalle facili scorciatoie del debito.

Uno scontro di visioni

Al di là dei tecnicismi finanziari, quello che emerge è dunque un contrasto profondo tra due filosofie di integrazione europea. Da un lato, c’è la visione che punta a strumenti comuni di finanziamento, percepiti come necessari per progetti di scala continentale e per aumentare il peso geopolitico dell’Unione. Dall’altro, c’è l’approccio che privilegia la disciplina di bilancio e le riforme interne a ciascuno stato membro, considerate le precondizioni irrinunciabili per qualsiasi ulteriore passo in avanti. Questo scontro, che si ripropone a cadenza quasi regolare ogni volta che si parla di investimenti comuni, rischia di paralizzare il dibattito in un momento in cui l’Europa è chiamata a dare risposte rapide e concrete per la sua sicurezza e la sua competitività industriale, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato alla Casa Bianca.

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