Borse europee contrastate, Londra arretra dopo la BoE. Cambio euro/dollaro e oro nel mirino degli investitori

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si chiude una seduta contraddistinta da un andamento altalenante per le principali piazze finanziarie europee che, nonostante un contesto generale di cauto ottimismo legato al miglioramento del quadro geopolitico in Medio Oriente, hanno offerto un quadro estremamente variegato, con la piazza londinese che ha registrato la performance peggiore, finendo in netto rosso.

Gli investitori, dopo aver assimilato gli ultimi sviluppi internazionali, sembrano ora aver riportato la loro attenzione sui temi caldi della politica monetaria, con un occhio particolarmente vigile sulle mosse della Federal Reserve a stelle e strisce e sulle decisioni appena prese dalla Banca d'Inghilterra, che hanno contribuito a delineare i contorni di una seduta complessa e ricca di spunti per gli analisti.

A gettare un'ombra di incertezza sui mercati, contribuendo a quella che si è rivelata una chiusura mista per l'Europa, ha indubbiamente pesato l'avvicendamento al vertice della Federal Reserve, con l'insediamento di Kevin Warsh, da pochi giorni ufficialmente in carica come nuovo presidente per un mandato quadriennale.

La cerimonia di giuramento, tenutasi presso la Casa Bianca e caratterizzata dalle dichiarazioni del presidente Trump che ne hanno sottolineato la totale indipendenza operativa, ha segnato un cambio di passo epocale rispetto alla precedente gestione Powell.

Già durante la sua prima riunione, e benché la decisione sui tassi fosse quella ampiamente attesa di mantenerli invariati, le nuove proiezioni economiche e le prime dichiarazioni di Warsh hanno colto di sorpresa gli operatori, inducendo i mercati a scontare la concreta possibilità di un rialzo entro pochi mesi, una prospettiva che ha immediatamente ridisegnato le aspettative e influenzato gli umori lungo tutta la curva dei rendimenti.

La Banca d'Inghilterra mantiene la rotta, ma cresce l'attenzione sull'inflazione

Nel frattempo, oltremanica, la Banca d'Inghilterra ha optato per la continuità, decidendo di mantenere invariato il costo del denaro al 3,75% per la quarta riunione consecutiva, una scelta che, pur essendo stata ampiamente preventivata dagli analisti, ha comunque fornito importanti indicazioni sullo stato di salute dell'economia britannica.

La decisione del Comitato di Politica Monetaria, che ha registrato un voto di 7 a 2 con due membri dissenzienti di orientamento più restrittivo (hawkish) favorevoli a un aumento di 25 punti base, riflette un quadro economico tutt'altro che scontato, dove le pressioni inflazionistiche, sebbene in lieve flessione sul dato generale, continuano a rappresentare un elemento di profonda attenzione per i policymaker.

A commentare la scelta della banca centrale inglese è stato Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, il quale ha spiegato come questa decisione sia il frutto di una valutazione più bilanciata della situazione.

Da un lato, ha osservato Flax, "l’inflazione continua a rappresentare un elemento di attenzione, ma aumenta la fiducia che possa rallentare se le attuali condizioni dovessero consolidarsi"; dall'altro, i policymaker sembrano orientati ad attendere ulteriori conferme dai dati macroeconomici, mantenendo un approccio prudente mentre valutano se le attuali pressioni inflazionistiche siano destinate a rientrare o rischino di diventare più persistenti.

Le parole di Flax trovano riscontro nei dati diffusi dall'Office for National Statistics, che hanno mostrato un'indice dei prezzi al consumo stabile al 2,8% a maggio, in linea con la lettura precedente, suggerendo una disinflazione graduale sebbene ancora in atto e con rischi al rialzo legati alla volatilità dei mercati energetici.

Le proiezioni future e lo scenario delineato dagli analisti

Lo stesso scenario è stato in qualche modo confermato da Jamie Niven, senior fixed income fund manager di Candriam, il quale ha sottolineato come "non ci siano state sorprese oggi da parte della Bank of England", e come la decisione di lasciare i tassi invariati abbia rispecchiato quasi esattamente ciò che il mercato si aspettava.

Ciononostante, l'attenzione rimane alta su quelli che potranno essere gli sviluppi futuri, in un contesto in cui il Regno Unito si trova a dover fare i conti con una crescita economica debole e un'inflazione che, sebbene in calo, resta ostinatamente superiore all'obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale e che potrebbe tornare a salire nel corso dell'anno a causa dei possibili effetti di secondo livello legati alla crescita dei salari.

In questo quadro, la composizione dell'inflazione, e in particolare la capacità di distinguere tra shock esterni temporanei e pressioni più durature, diventerà un elemento cruciale per orientare le prossime scelte di politica monetaria.

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