Borse europee contrastate, Piazza Affari affonda con banche e Prysmian
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Una settimana contraddistinta da andamenti difformi, quella che si è appena chiusa sui listini del Vecchio continente, con gli investitori chiamati a districarsi tra una raffica di trimestrali, alcune delle quali hanno deluso le attese, e un quadro macroeconomico proveniente dagli Stati Uniti quantomeno ambiguo. Se da un lato, infatti, il mercato del lavoro a stelle e strisce ha mostrato una vitalità inaspettata, con la creazione di 130mila posti di lavoro a gennaio – un dato che ha più che dimezzato le stime degli analisti, ferme a 70mila –, dall’altro l’inflazione ha sorpreso positivamente, registrando un inatteso raffreddamento. I prezzi al consumo, su base annua, si sono attestati al 2,4%, un decimale sotto le previsioni che indicavano un 2,5%, alimentando così, nonostante la robustezza dell’occupazione, le speranze di un prossimo intervento accomodante da parte della Federal Reserve sui tassi di interesse. È proprio questa dicotomia, tra una crescita che non accenna a rallentare e pressioni inflazionistiche in diminuzione, ad aver dettato il ritmo degli scambi, producendo esiti diversificati a seconda delle piazze finanziarie e, soprattutto, dei singoli settori industriali.
L’indice Ftse Mib, il paniere delle principali quotate di Palazzo Mezzanotte, ha archiviato le contrattazioni venerdì 13 febbraio con un deciso ribasso dell’1,71%, scivolando sotto la soglia psicologica dei 46mila punti, per fermarsi a 45.430 punti, un dato che rappresenta la performance peggiore tra le principali borse del continente -5. A zavorrare il listino milanese sono stati, in particolar modo, i titoli del comparto creditizio e del risparmio gestito, insieme a un calo significativo di Prysmian. Le perdite più vistose, nell’arco della settimana, le hanno accusate Bper, con un tonfo dell'8,6%, seguita da Banco Bpm e Banca Popolare di Sondrio, rispettivamente -8,5% e -8,2% -4. Un clima di incertezza, quello che ha avvolto il settore, acuito dalla duplice lettura dei dati americani: la prospettiva di un taglio dei tassi, che pure si è fatta più concreta dopo il dato sull'inflazione in calo, porta con sé, per gli istituti di credito, lo spettro di una contrazione dei margini di interesse, elemento che non è evidentemente sfuggito agli operatori.
L’effetto dazi e il tracollo di un colosso industriale
Se il comparto bancario ha sofferto per ragioni legate alla politica monetaria, ben altre sono state le cause alla base del cedimento di Prysmian, il cui Titolo ha segnato un -2,72% nell'ultima seduta, dopo aver toccato ribassi ben più ampi nel corso della settimana -5. La società, leader mondiale nella produzione di cavi, è finita nel mirino delle vendite a seguito di indiscrezioni, rilanciate dal Financial Times, relative a un possibile intervento della Casa Bianca volto a ridurre i dazi su acciaio e alluminio. Una misura, questa, che a un primo sguardo potrebbe apparire positiva per le imprese manifatturiere, ma che nel caso specifico di Prysmian si è trasformata in un boomerang. L’azienda, infatti, è fortemente integrata verticalmente nel mercato statunitense, e un abbassamento delle barriere doganali finirebbe paradossalmente per avvantaggiare i suoi concorrenti, i quali potrebbero importare materie prime a costo inferiore, erodendo il vantaggio competitivo finora detenuto dalla multinazionale italiana -1. Una dinamica, questa, che ha colto di sorpresa il mercato e che ha innescato una violenta ondata ribassista.
In controtendenza rispetto all'andamento generale, non sono mancati i titoli che hanno beneficiato di spinte positive, spesso legate a risultati di bilancio superiori alle attese o a movimenti speculativi sul capitale. Ferrari, ad esempio, ha messo a segno un impressionante +14,7% su base settimanale, galvanizzata dai conti e dalle prospettive di crescita -4. Brillante anche la performance di St, il produttore di microchip, che ha guadagnato il 14,4%, sostenuto dal rafforzamento della partnership con Amazon nel campo del cloud dedicato all'intelligenza artificiale. Sul fronte delle opache, invece, Inwit ha visto il proprio titolo balzare dell'11,4% in cinque giorni, alimentato da voci di un presunto interesse da parte del fondo francese Ardian, mentre Tim ha beneficiato dei solidi risultati arrivati dalla controllata brasiliana Tim Brasil, guadagnando oltre sette punti percentuali -4-5.
Wall Street cauta dopo il dato sull’inflazione
Oltreoceano, la seduta di venerdì si è svolta all'insegna della cautela, con i future sugli indici principali che hanno ridotto le perdite iniziali proprio in seguito alla pubblicazione del rapporto sull'inflazione, un dato che ha offerto un barlume di speranza a chi scommette su un allentamento monetario nei prossimi mesi -2. Nonostante il dato sul lavoro della settimana precedente avesse allontanato l'ipotesi di un taglio imminente, il raffreddamento dei prezzi al consumo ha riaperto uno spiraglio, restituendo un po' di ottimismo ai trader. A Piazza Affari, nel frattempo, la seduta si era già conclusa da qualche ora, lasciando dietro di sé un saldo negativo e la consapevolezza che, ancora una volta, le tensioni commerciali e le aspettative sui tassi continuano a muovere i fili di un mercato particolarmente nervoso e reattivo a ogni minimo segnale proveniente da Washington.




