Inflazione in salita, la Bce pronta al rialzo dei tassi: cos’è successo ad agosto
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Redazione Economia
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L’estate si chiude con un’accelerazione dei prezzi che rimette la Banca centrale europea con le spalle al muro, costringendo Francoforte a preparare il terreno per un nuovo intervento sul costo del denaro. I dati diffusi da Eurostat per il mese di agosto raccontano di un’inflazione annuale salita al 3,3%, un balzo di quattro decimi rispetto al 2,9% registrato a luglio e una quota che si allontana vistosamente dal traguardo del 2% che la Bce insegue ormai da tempo.
Dietro questa impennata, spiegano gli analisti, c’è soprattutto l’effetto trascinamento dei costi energetici, che continuano a premere sui bilanci delle famiglie e sulla struttura produttiva delle imprese, alimentando quelle tensioni che i decisori politici speravano di aver lasciato alle spalle.
L’accelerazione dei prezzi e il nodo energia
La fiammata di agosto non arriva inaspettata, ma la sua entità ha comunque colto di sorpresa gli osservatori, abituati nelle ultime settimane a leggere segnali contrastanti tra i vari Paesi dell’area euro. A determinare il quadro complessivo è stata la ripresa del costo delle materie prime energetiche, un capitolo che la Bce aveva messo in conto ma che, per l’intensità con cui si è manifestato, sta complicando le valutazioni sul percorso futuro della politica monetaria.
Il tasso annuo del 3,3% rappresenta, di fatto, il livello più elevato toccato dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo negli ultimi mesi, e questo dato assume un peso specifico ancora maggiore se si considera che la banca centrale ha già varato una serie di stretta negli ultimi dodici mesi, senza tuttavia riuscire a domare del tutto le spinte inflazionistiche.
I mercati scommettono sulla stretta di settembre
La reazione dei mercati finanziari non si è fatta attendere, con gli operatori che hanno rapidamente ribaltato le loro aspettative sulla riunione del 10 settembre. Attualmente, la probabilità di un rialzo dei tassi incorporata nei prezzi degli strumenti derivati supera il 95%, un segnale che difficilmente i vertici di Francoforte potranno ignorare, anche perché l’aumento dei rendimenti obbligazionari sta già esercitando una pressione aggiuntiva sui debiti sovrani dell’area.
In questo clima, le parole del presidente della Bundesbank Joachim Nagel hanno fatto da ulteriore catalizzatore: il banchiere centrale tedesco ha definito “altamente probabile” un intervento al rialzo nella prossima riunione, pur raccomandando la massima prudenza su ciò che potrà accadere dopo, quasi a voler dissociare la decisione imminente da un eventuale percorso di stretta continuativa.
Il contesto geopolitico e le incognite sullo scenario globale
A complicare il quadro di Francoforte si aggiungono poi le variabili internazionali, a partire dal perdurare del conflitto in Medio Oriente e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, una via d’acqua strategica per il trasporto del petrolio la cui parziale chiusura sta già determinando ripercussioni sui prezzi dell’energia.
L’esponente finlandese del consiglio direttivo Olli Rehn ha messo in guardia sulla necessità di prepararsi a uno scenario di tensioni prolungate, suggerendo che l’impatto sulle catene di approvvigionamento e sui costi delle materie prime potrebbe rivelarsi più persistente di quanto inizialmente preventivato. Di fronte a questo quadro, il compito della Bce si fa sempre più complesso, perché ogni mossa deve fare i conti con un’economia europea che mostra segni di rallentamento e con un mercato del lavoro che, almeno per ora, tiene ma potrebbe risentire di una stretta troppo marcata.
L’impatto sui mutui e sulle famiglie italiane
Per le famiglie italiane, l’eventuale rialzo dei tassi che i mercati danno ormai per certo avrà un effetto diretto e tangibile, in particolare per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile: ogni nuovo incremento del costo del denaro si traduce in una rata più pesante, in un momento in cui il potere d’acquisto è già eroso dall’inflazione.
E se da un lato la Bce giustifica la stretta con l’esigenza prioritaria di riportare i prezzi sotto controllo, dall’altro la stessa banca centrale è consapevole che un inasprimento troppo deciso rischia di deprimere ulteriormente i consumi e gli investimenti, frenando quella ripresa che stentava ad affermarsi. Il nodo politico, insomma, resta tutto nella capacità di dosare gli interventi senza soffocare le fragilità di un’area che continua a navigare tra incertezze interne e shock esterni.
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