Ciclista investito a Vigevano, la donna si costituisce dopo tre episodi: è caccia alle immagini per confermare il disegno doloso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è stato un tragico ma involontario susseguirsi di sinistri, e nemmeno l’ennesimo caso di pirateria della strada, sebbene l’allontanamento dal luogo dell’impatto, di per sé, configurasse già una gravissima violazione. L’ipotesi che gli inquirenti stanno mettendo a fuoco, dopo la serata di venerdì 27 febbraio, è ben più inquietante: quella di una serie di azioni deliberate, di un vero e proprio disegno criminoso finalizzato a colpire, con un’auto, utenti deboli della strada. Una donna di 49 anni, residente in un comune della provincia di Pavia, si è presentata spontaneamente in Questura a Pavia poche ore dopo i fatti, costituendosi e mettendo la parola fine a una caccia all’uomo che era appena cominciata. Gli agenti del commissariato di Vigevano, infatti, erano già al lavoro per cercare di identificare il veicolo pirata, un pick-up, sulla base delle prime testimonianze. La sua confessione, e la ricostruzione degli orari, hanno però fatto precipitare la situazione, portando all’arresto con l’accusa di tentato omicidio plurimo doloso.

Una scia di sangue lunga poche centinaia di metri

Tutto è cominciato intorno alle 20 in corso Milano, a Vigevano, quando una ragazza giovanissima, una diciannovenne del 2007, è stata centrata mentre era in sella alla sua bicicletta. Un impatto violento, ma che per lei si è risolto, fortunatamente, con ferite lievi e un codice giallo al pronto soccorso. Pochi istanti dopo, forse mentre già si allontanava, la donna alla guida del pick-up ha reiterato la condotta in corso Cavour. Nel mirino, questa volta, è finito un uomo di 47 anni che stava scendendo dalla sua automobile. L’uomo, forse insospettito dai rumori o vedendo il mezzo sopraggiungere a velocità sostenuta, è riuscito con un movimento rapido a scansarsi, venendo solo sfiorato e salvandosi da un impatto che sarebbe potuto essere frontale e fatale. La terza scena, la più cruenta, si è consumata in viale Petrarca, ed è stata immortalata dalle telecamere di videosorveglianza della zona. Le immagini, ora al vaglio della polizia giudiziaria, mostrano il grosso pick-up procedere senza apparenti tentativi di frenata e centrare in pieno, da dietro, un ciclista di 48 anni. L’uomo, sbalzato sul cofano e poi rovinato a terra dopo aver battuto la testa contro il tettuccio, è stato immediatamente soccorso e trasportato in elisoccorso al policlinico San Matteo di Pavia, dove si trova ricoverato in condizioni gravissime, intubato e con una prognosi che resta riservata.

Le ipotesi investigative e il peso della confessione

La dinamica, così come emerge dalla ricostruzione degli investigatori, presenta elementi oggettivi di dolo. Il fatto che la donna, secondo quanto si apprende, abbia riferito spontaneamente agli agenti di aver agito con volontà, costituisce un elemento centrale nell’impostazione dell’accusa. Il reato di tentato omicidio plurimo doloso, per sua natura, richiede la prova della volontà di uccidere. Gli inquirenti stanno ora verificando se vi siano elementi pregressi che possano avvalorare la tesi della premeditazione, o se si sia trattato di un raptus, una condotta impulsiva reiterata nel giro di pochi minuti. La differenza, in sede giudiziaria, sarà sostanziale. La donna, residente in provincia, è ora rinchiusa in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria di Pavia, che dovrà convalidare l’arresto e decidere se applicare misure cautelari più o meno severe.

Le prove tecniche e il racconto dei sopravvissuti

La Procura, intanto, ha disposto l’acquisizione di tutti i filmati della videosorveglianza urbana e privata, non solo di viale Petrarca ma anche delle altre vie toccate dalla folle corsa. Fondamentali saranno anche le testimonianze delle prime due persone investite: la giovane del 2007 e l’uomo di 47 anni che è riuscito a scansarsi. Sarà loro compito descrivere con precisione la dinamica e, se possibile, confermare se l’auto avesse effettivamente puntato deliberatamente le biciclette o se, invece, la condotta fosse sì pericolosa, ma magari frutto di una guida alterata o comunque non finalizzata in modo specifico a colpire. Al momento, l’unica certezza, oltre alla gravità delle ferite riportate dal ciclista 48enne, è che in un arco di tempo ristrettissimo la stessa vettura, guidata dalla stessa persona, è stata coinvolta in tre distinti incidenti con ciclisti, e in due casi su tre l’automobilista non si è fermata a prestare soccorso, fuggendo via.

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